giovedì, 29 dicembre 2005, ore 11:44

Under Construction
Vi piace la nuova veste grafica? :)
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martedì, 27 dicembre 2005, ore 11:15

Un buon motivo

        Quante volte vi è capitato di svegliarvi con il vuoto nella vostra mente? Vaghi ricordi di una notte passata vuota, senza sogni. No, questo è impossibile, si sogna ogni volta che si dorme ma non sempre ricordiamo dove siamo stati, dove abbiamo viaggiato. E se fosse proprio la nostra mente a non volerci far ricordare i nostri sogni? Preoccupata dall’improvvisa uscita allo scoperto dei peggiori angoli del nostro inconscio, forse la mente tenta con un ultimo e disperato gesto di razionalità di impedire che esso rimanga impresso nella nostra memoria. Un reset preventivo, un arma vigliacca dell’eterna lotta tra il reale e l’irreale. Ma questo ti importa poco quando un folletto ti sta allegramente scavando nell’intestino.
        O almeno questa era la sensazione che provai nel destarmi improvvisamente dal mio vecchio materasso madido di sudore. Erano solo le 2:57 sebbene sembrava dormissi da un’eternità. Cosa stava succedendo? Nel buio della stanza potevo scorgere solo macchie di colore stranamente sfuocate, ma non era lì che si concentravano i miei pensieri, bensì nel bordello che stava ribollendo nelle mie viscere. Ora, provate ad immaginare che qualcosa armata di forbici vi stia lentamente tagliuzzando le budella; quindi levategli le forbici e dategli una motosega, di quelle che usano per buttare giù le sequoie, e forse proverete lo stesso dolore che io stavo provando in quel preciso istante.
        Cristo santo, la sbornia doveva essere passata da un pezzo e ora avrei dovuto starmene completamente perso nel mio letto, sognando chissà quali mostri da delirium tremens in stato avanzato, cercando di dimenticare la nausea e pensare alla leggerezza della mia testa, e invece sono qui a soffrire come un porco sgozzato e lasciato a dissanguare appeso ad un gancio. Dio, le fitte sembrano farsi sempre più insistenti e continuee. Rimango fermo, non riesco a muovermi, sto quasi per svenire quando il dolore cessa improvvisamente. Ma solo per due secondi, il tempo di smettere di pulsare nel mio intestino e cominciare a premere per uscire da qualche altra parte.
        Non so cosa mi diede la forza per scattare via dal materasso e catapultarmi nel bagno. Una cosa è certa, qualsiasi cosa mi stesse per uscire da dentro non avrei mai voluto trovarmela sul mio letto. E poi le lenzuola le avevo cambiato solo un mese fa!
        Cercai di raggiungere la tazza, ma si allontanava più l’avevo vicina. Forse caddi un paio di volte prima di poter sedermi sull’agognata oasi di tranquillità. La “cosa” uscì fluida, graffiandomi le pareti interne mentre scivolava via, ma il piacere della liberazione riuscì ad equilibrarne il dolore. Non volli nemmeno vedere cosa avessi dentro. Essa sguazzava come anguilla nel fango, e scivolò via insieme all’acqua candida dello sciacquone. Ero ancora seduto, libero. Promisi che non sarei mai più andato a bere nulla in quella dannata bettola. Chissà quali regole igieniche avevano pindaricamente saltato, per creare un mostro del genere. Ma cosa sto dicendo, forse sono solo ancora ubriaco, e sto immaginando tutto. Non avevo poi bevuto così tanto, in fondo. Le cinque pinte di doppio malto rosse corrette con altrettanti bicchierini di grappa all’anice erano ben sotto la media dei miei quotidiani incontri al circolo di Bacco, come io poeticamente definivo il mio alcolismo senza ritorno…
    Fu mentre mi perdevo in questi monologhi che mi accorsi di quanto fossi freddo. E’ vero, eravamo alla prima settimana di Dicembre e l’inverno era iniziato già da un po’, ma il freddo che mi sentivo addosso non era quello di una candida notte di neve. Era il freddo di un pavimento di marmo sul quale vi si è formata sottile una lastra di ghiaccio, e veniva da dentro di me.
        Una goccia di sudore scese lentamente sulle mie guance, così fredda da lasciarmi una scia ustionante, prima di diventare un cristallo di ghiaccio. Mi toccai la fronte: era rigida, le rughe cristallizzate, gelida. Cercai di dire qualcosa, forse un gemito di disperazione, ma le corde vocali mi si bloccarono e l’unica cosa che fuoriuscì dalla mia bocca fu una boccata di fumo condensato. Mi tornò improvvisamente alla mente il ricordo della mia infanzia, quando fanciullo giocavo a fare il fumatore, emettendo aria che si condensava nel freddo giardino, completamente imbiancato dall’inverno. Osservavo quella magica nuvoletta che usciva dai miei polmoni e, così come era comparsa, lentamente scompariva dissolvendosi nell’aria. Ma non era questa la stessa situazione: allora ero io che avevo il fiato più caldo dell’aria che mi circondava, non il contrario.
        Ero un blocco di ghiaccio. Ormai sentivo il sangue congelare le vene in cui priam scorreva copioso, e fu allora che la vidi, in piedi al mio fianco. Riflessa nel grande specchio della stanza si stagliava lei, così come me l’ero sempre immaginata. La pelle d’avorio si sposava sublime con la chioma nera lucente sospinta da chissà qual misterioso vento. Era bella, gli occhi grandi persi nel vuoto, così carichi di vita, così carichi di sofferenza. Tremavano come candele al vento che resistono titaniche al loro destino. E quelle labbra, gonfie e viola, sembravano incollate su quella statua di altri tempi. Lei sporse l’indice ossuto dalla sua tunica nera, forse per indicarmi, o forse per tendermi un appiglio. Il margine destro delle sue labbra si distese, come per sorridere rassegnata. Allungai il braccio per afferrare quella mano, per dire basta a tutto quello che mi circondava, per dire basta alla mia non-vita. La distanza tra il mio indice e il suo era quella di un filo di ragnatela, ma non riuscii mai a completarla: quella dannata fitta! Ancora il dolore del mio intestino resuscitò maleficamente, lasciando cadere all’indietro, così distante da lei che spariva dentro il mio specchio, muovendo le labbra e sussurrando <<Non oggi, non ancora>>.
E il dolore cessò, mentre il sangue tornò improvvisamente a fluire irrogando ogni vena, ogni capillare del mio corpo.
        Mentre tutto quel che avevo bevuto defluiva da me, pensai che forse era giunto il momento di dire basta. Non era forse questo un buon motivo per iniziare una nuova vita? A certi deboli come me serve arrivare sull’orlo del baratro per decidere di fermarsi, guardare indietro e tornare a casa. Io avevo messo già un piede e mezzo nel burrone, e non so cosa o chi riuscì a tenermi in equilibrio e farmi voltare. Si. Da questa sera avrei detto basta con l’alcool. Ero stanco di essere schiavo, di dover vivere in funzione di qualcosa che non era mio, di scappare dai miei incubi rifugiandomi in qualcosa che gli incubi li potenziava. Era arrivato il momento di cambiare, di tornare a quel che ero stato un tempo. Ma non cominciai a bere proprio perché non volevo essere quel che ero un tempo?
        Poco importa, non avrei più toccato un bicchiere. Almeno fino a Natale!

Un racconto allucinogeno di Enrico Esposito

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categoria : racconti
venerdì, 23 dicembre 2005, ore 00:27

Il senso della vita
Per un microsecondo ho visto il finale della puttanata televisiva di Paolo Bonolis dal titolo "Il Senso della Vita" (eh già, siamo arrivati al punto che il senso della vita te lo devono spiegare Paolo Bonolis e Luca Laurenti). In pratica intervistavano tanti idioti che spiegavano cosa era per loro vivere, e nessuno si accorgeva di quanto morte fossero le loro vite legate a qualcosa di materiale, ad un obiettivo facilmente raggiungibile del quale poi si dovrebbe essere sazi, appagati, realizzati). Aprite bene gli occhi gente perchè vi sto per spiegare perchè vivete:
"Il senso della vita è semplicemente rendersi conto che essa è unica, che non avrete altre vite e che non vale la pena puntare ad una vita ultraterrena di cui non si sarà mai certi dell'esistenza. Quando avrete compreso ciò, allora avrete chiaro dinanzi a voi qual è il senso della vita: VIVERLA."
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categoria : pensieri
martedì, 20 dicembre 2005, ore 15:42

Charles Bukowsky
BukowskyMi è capitato tra le mani "storie di ordinaria follia" di Charles Bukowsky. Non lo conoscevo come autore e, devo dir la verità, sono stato catturato dalla copertina (l'America che affonda in un bicchiere di whiskey con ghiaccio). In pratica sono un casino di storie per la maggior parte (se non completamente) autobiografiche e gli argomenti sono sempre gli stessi: Alcool e depravazione sessuale, fica e whiskey. Bukowsky (o Hank, come si faceva chiamare) è un uomo squallido, leggendo quello che combina vi capiterà non poche volte di provare un conato di vomito (che è complementare a tutti gli argomenti del libro), e di dire "Bukowsky, ma fai schifo di brutto!". Eppure mi sono innamorato di quel libro, sono rimasto catturato dal pessimo modo in cui scrive e dalla tremenda visione che ha del mondo. Dannato Bukowsky, non ho capito se ti leggo perchè mi fai pena o perchè ti invidio.
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categoria : libri
lunedì, 19 dicembre 2005, ore 14:13

Vacanze
Ma quando cazzo cominciano? AVVISO: Vi lascerò in mutande al primo scontro di Poker!
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venerdì, 16 dicembre 2005, ore 23:38

Dilemma
Quando arriva Natale devi scegliere un regalo. Non puoi non volere qualcosa, te lo impone il Natale. Io sono strano perchè questo Natale non voglio niente. Chi mi deve fare un regalo (attenzione al verbo: DEVE non implica la volontà) mi dice che non è possibile che non voglia niente, che sono uno che vuole complicare la vita alle persone che non sanno dove sbattere la testa per cercare qualcosa che mi piaccia. Leopardi diceva che la depressione è l'assenza di desiderio.
Sono depresso? Forse. In effetti mi spaventa non poco che io non desideri niente, perchè questo non coincide col fatto che abbia tutto.
Cosa mi manca? Un po' di felicità, ma questa non me la darà mai nessuno.
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categoria : vita
giovedì, 15 dicembre 2005, ore 23:27

Il paradosso italiano
Questa sera sono stato all'ipercoop e ho osservato con quanta foga il nostro sistema consumistico riuscisse a spingere una folla di disperati all'indiscriminato spreco delle proprie risorse monetarie. La gente mi guardava in modo accigliato a causa del mio mini cetesetllo, di quelli piccolini che si portano a mano, mentre rombava tra le corsie con duplici carrelli carichi fino all'inverosimile di alimentari e stronzate varie e mi sembravano tanto quei motociclisti che vano a fare i raduni di chopper nel deserto messicano.
Nel frattempo arrivano le notizie che gli alberghi hanno dato il tutto esaurito per la famosa settimana bianca (Lapo Elkan stavolta non c'entra) che vedrà sulla strada delle vacanze quasi un italiano su due (il che significa che se non sei tu, è il tuo vicino).
Ma allora sta crisi economica c'è o non c'è? Certo che c'è: venti anni fa ci vantavamo di essere la quarta potenza economica mondiale, dieci anni fa ci siamo accontentati dell'ottavo posto tra i paesi più industrializzati (quarti in Europa), oggi ci troviamo al punto che il nostro PIL sarà l'unico al mondo col segno negativo (e non lo dico io, ma l'Economist, il più autorevole settimanale d'economia inglese, gente che ne capisce di economia visto che i più grandi uomini del pensiero economico vengono proprio da quell'isola). Un paese vicino allo sfascio, insomma, eppure gli italiani spendono come pazzi e vanno in vacanza.
Sarà perchè il nostro governo di grandi industriali consiglia di spendere molto per far "girare l'economia"? La più grande cazzata del secolo: è come se per spegnere un incendio vi dicessero di versarci della benzina. Perchè è vero, se spendiamo l'economia gira, ma di questa giostra è il giostraio che incassa i gettoni della povera gente a farsi più ricco.
In realtà noi italiani non riusciamo a rinunciare a quel che un tempo era il nostro stile di vita. Nessuno ha più soldi in banca, ma tutti hanno l'ultimo tipo di cellulare (me compreso), una macchina potente, le due settimane di villeggiatura. Non abbiamo capito che il nostro paese sta andando a rotoli come uno spot della Regina e continuiamo a vivere aspettando che qualcosa cambi, senza cambiare noi prima.
E' questo il paradosso del mio paese, dove tutti dicono di essere senza soldi e poi tornano a casa con i carrelli pieni di panettoni. E' impossibile rinunciare al panettone regalo, credetemi! Secondo me è colpa dei messaggi subliminali con i quali ci bombardano i bambini della pubblicità della bauli...
O forse, più realisticamente, è colpa di chi col Natale si fa ancora più ricco...No, non sono i preti, sono i grandi commercianti, che ti mettono il babbo natale luminoso fuori al negozio, gli addobbi colorati e le stelle al neon a partire dal 3 Novembre. Natale rende tutti più buoni, e soprattutto apre meglio i portafogli. Che poi esso arrivi due mesi prima sono solo sottigliezze alle quali nessuno sembra più farci caso.
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categoria : pensieri
mercoledì, 14 dicembre 2005, ore 22:29

Il Fu Mattia Pascal
Ho appena finito quello che è considerato il capolavoro di Pirandello, un libro che ho divorato in 5 giorni di intensa lettura. Lo consiglio a tutti perchè è uno di quei pochi libri in grado di catturarvi, incuriosirvi, farvi pensare. Vi cito due passi che mi hanno fatto soffermare un po', a voi i commenti:

"Mah! C'è chi comprende e chi non comprende, caro signore. Sta molto peggio chi comprende, perché alla fine si ritrova senza energia e senza volontà. Chi comprende, infatti, dice: « Io non devo far questo, non devo far quest'altro, per non commettere questa o quella bestialità ». Benissimo! Ma a un certo punto s'accorge che la vita è tutta una bestialità, e allora dica un po' lei che cosa significa il non averne commessa nessuna: significa per lo meno non aver vissuto, caro signore." (L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, 9)


"Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà. Ma sicuramente! Oh, perché credi che soffra io? Io soffro per questa tirannia mascherata da libertà" (L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, 19)



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categoria : libri
martedì, 13 dicembre 2005, ore 14:44

Domani assembla lei, oggi assemblo io

Finalmente una agognata/bramata giornata di caseifici ricottosi da trascorrere tranquillamente in casa, senza pensieri e senza impegni. Accetto consigli su come impegnare/sprecare il mio tempo!

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categoria : vita
martedì, 13 dicembre 2005, ore 14:43

Sporcando un' altra pagina

Eccoci qua.

Era un po' di tempo che avevo intenzione di fare un blog decente (mica quella cagata di myspaces) e così, oggi che avevo voglia di tutto tranne che di fare un blog, ho deciso di fare un blog.

Non vi è mai capitato di fare quel che non volete fare? C'è gente che vive la vita non volendola vivere in quel modo, non dovreste poi sorprendervi.

Ho scelto di dare questo titolo al mio blog perchè penso che oggi come oggi sono riusciti ad inventare di tutto, ma non ancora sono riusciti a capire come far smettere di pensare ad un essere umano. Certo, esistono sostanze chimiche che sono in grado di distruggere il nostro cervello in poco tempo o in lunghi anni, ma in quel caso non è che non si pensa più, non si vive più.

In questo blog troverete pensieri spensierati e parole di impegnato disimpegno, commiste alle solite cazzate che quotidianamente faccio insieme ad una banda di diseredati compagni miei che come il sottoscritto non ancora hanno capito perchè ci sono, ma ci fanno. Inserirò anche dei link a dei file (purtroppo questo blog non può contenere file pesanti come dei video, ma riuscirò ad aggirare il problema, quando ne avrò voglia) in modo che possiate tutti condividere quel che voglio farvi condividere, in pratica una gran buona parte di me.

Tornando al discorso di prima, l'unico modo per far smettere di pensare ad uno è ucciderlo, ma ciò non affossa  la mia tesi: non si è  in grado di riuscire SOLAMENTE a far smettere di ragionare, di usare la mente, di esprimersi in tutti i modi che abbiamo imparato a fare, a nessuno. E' come quando non potendo curare la malattia di un cane si decide di abbatterlo: non avete curato la malattia, avete curato il cane.

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categoria : pensieri