Abolire la partitocrazia, il mio augurio per il 2008!
In un periodo in cui la nostra Seconda Repubblica gode del più basso appoggio popolare mai registrato, pari almeno a quello di tangentopoli, mi sembra opportuno far notare una peculiare caratteristica del sistema italiano: la struttura privatistica dei partiti politici.
La Costituzione Italiana è molto chiara ma anche stringatissima: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49)”.
I partiti italiani sono, secondo il modello costituzionale, al di fuori di qualsiasi controllo legale. Tale scelta per i costituzionalisti del '48 era obbligata e senz'altro giustificata: il Fascismo aveva lasciato un forte senso di disagio nei confronti della burocrazia e delle istituzioni statali e un controllo attivo della legge sui partiti poteva di fatto essere una minaccia per la giovanissima Repubblica democratica italiana. Senza contare che numerosi dirigenti e amministratori del fascismo, caduto il regime, erano rimasti poi ad occupare i posti della Repubblica: bisognava procedere quindi con cautela, lasciare i partiti liberi di organizzarsi senza intromissioni dall'alto; la storia avrebbe fatto il resto.
Oggi la nostra cara, cara democrazia (citando Finardi) si è ormai consolidata, e a parte pochi folkloristici nostalgici e secessionisti, nessuno più teme seriamente un golpe. Attualmente i partiti hanno nelle mani un potere enorme che è esercitato tuttavia senza alcun controllo: giuridicamente, infatti, i partiti politici hanno lo stesso valore di una polisportiva o di un circoletto culturale(!), essendo delle associazioni private non riconosciute. Senza contare che tale potere è spesso abusato a favore di pochi e a danno dei cittadini; l'antipartitismo e il grillismo non sono altro che una palese dimostrazione di questo malcontento.
Scrivo queste cose non per dare sfoggio di nozioni giuridiche, tra l'altro sicuramente conosciute da gran parte delle persone che di politica ne capiscono, bensì per portare all'attenzione dei lettori una proposta promossa dalla Lista Civica Nazionale, un movimento cittadino che vede nel comitato promotore Elio Veltri e Oliviero Beha.
Qualche settimana fa sono andato ad ascoltare Veltri alla Mostra d'Oltremare. Insieme a lui c'era Marco Travaglio il quale, oltre a sostenere la lista, presentava il suo ultimo libro, Mani Sporche, scritto proprio in collaborazione con Elio Veltri. In sintesi, la Lista Civica Nazionale propone la creazione di un movimento cittadino “dal basso” che sia in grado di far eleggere ed insediare semplici cittadini attivi (e senza precedenti penali) nelle istituzioni e in Parlamento, affinché si possa effettivamente cambiare qualcosa in questo paese, visto il fallimento dei partiti e il loro disinteresse mostrato nei confronti di altri movimenti cittadini quali i girotondini, i cui buoni propositi sono andati letteralmente al vento.
Il programma completo (e più dettagliato) potete leggerlo su www.listacivicanazionale.it
Tra gli obiettivi proposti dalla LCN c'è proprio una petizione popolare che propone la responsabilizzazione giuridica dei partiti dinanzi alla legge:
“I Partiti sono finanziati con denaro pubblico, ma non rispondono alla legge: per fare un solo esempio, se un imprenditore falsifica il bilancio va in tribunale, se lo fanno i partiti non succede perché nessuno ha il potere di controllare.
La vita interna dei partiti è segnata dalla mancanza assoluta di democrazia, spesso decide solo il capo, socio unico del partito, le candidature sono scelte in base alla fedeltà al capo, le minoranze non godono di alcun diritto, i finanziamenti non sono trasparenti e spesso sono illegali, i bilanci sono manomessi o falsi. I partiti sono diventati vere e proprie consorterie, centri di clientele, di affari e di malaffare, strumenti di corruzione e di prevaricazione, che violano diritti acquisiti e leggi dello Stato.
Con questa Petizione al Parlamento
Chiediamo
L'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni, restituisca il ruolo di protagonisti ai cittadini, garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti.
L'atarassia era uno dei rimedi del tetrafarmakon epicureo. Disinteressarsi di quel che succede intorno a noi era il suo rimedio alle sofferenze dello spirito; vivere da soli discutendo di filosofia nel giardino, lontano dai problemi del mondo, era la somma cura.