lunedì, 31 dicembre 2007, ore 16:22

Abolire la partitocrazia, il mio augurio per il 2008!

Depression timeIn un periodo in cui la nostra Seconda Repubblica gode del più basso appoggio popolare mai registrato, pari almeno a quello di tangentopoli, mi sembra opportuno far notare una peculiare caratteristica del sistema italiano: la struttura privatistica dei partiti politici.
La Costituzione Italiana è molto chiara ma anche stringatissima: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49)”.

I partiti italiani sono, secondo il modello costituzionale, al di fuori di qualsiasi controllo legale. Tale scelta per i costituzionalisti del '48 era obbligata e senz'altro giustificata: il Fascismo aveva lasciato un forte senso di disagio nei confronti della burocrazia e delle istituzioni statali e un controllo attivo della legge sui partiti poteva di fatto essere una minaccia per la giovanissima Repubblica democratica italiana. Senza contare che numerosi dirigenti e amministratori del fascismo, caduto il regime, erano rimasti poi ad occupare i posti della Repubblica: bisognava procedere quindi con cautela, lasciare i partiti liberi di organizzarsi senza intromissioni dall'alto; la storia avrebbe fatto il resto.
Oggi la nostra cara, cara democrazia (citando Finardi) si è ormai consolidata, e a parte pochi folkloristici nostalgici e secessionisti, nessuno più teme seriamente un golpe. Attualmente i partiti hanno nelle mani un potere enorme che è esercitato tuttavia senza alcun controllo: giuridicamente, infatti, i partiti politici hanno lo stesso valore di una polisportiva o di un circoletto culturale(!), essendo delle associazioni private non riconosciute. Senza contare che tale potere è spesso abusato a favore di pochi e a danno dei cittadini; l'antipartitismo e il grillismo non sono altro che una palese dimostrazione di questo malcontento.
Scrivo queste cose non per dare sfoggio di nozioni giuridiche, tra l'altro sicuramente conosciute da gran parte delle persone che di politica ne capiscono, bensì per portare all'attenzione dei lettori una proposta promossa dalla Lista Civica Nazionale, un movimento cittadino che vede nel comitato promotore Elio Veltri e Oliviero Beha.
Qualche settimana fa sono andato ad ascoltare Veltri alla Mostra d'Oltremare. Insieme a lui c'era Marco Travaglio il quale, oltre a sostenere la lista, presentava il suo ultimo libro, Mani Sporche, scritto proprio in collaborazione con Elio Veltri. In sintesi, la Lista Civica Nazionale propone la creazione di un movimento cittadino “dal basso” che sia in grado di far eleggere ed insediare semplici cittadini attivi (e senza precedenti penali) nelle istituzioni e in Parlamento, affinché si possa effettivamente cambiare qualcosa in questo paese, visto il fallimento dei partiti e il loro disinteresse mostrato nei confronti di altri movimenti cittadini quali i girotondini, i cui buoni propositi sono andati letteralmente al vento.
Il programma completo (e più dettagliato) potete leggerlo su www.listacivicanazionale.it
Tra gli obiettivi proposti dalla LCN c'è proprio una petizione popolare che propone la responsabilizzazione giuridica dei partiti dinanzi alla legge:

“I Partiti sono finanziati con denaro pubblico, ma non rispondono alla legge: per fare un solo esempio, se un imprenditore falsifica il bilancio va in tribunale, se lo fanno i partiti non succede perché nessuno ha il potere di controllare.
La vita interna dei partiti è segnata dalla mancanza assoluta di democrazia, spesso decide solo il capo, socio unico del partito, le candidature sono scelte in base alla fedeltà al capo, le minoranze non godono di alcun diritto, i finanziamenti non sono trasparenti e spesso sono illegali, i bilanci sono manomessi o falsi. I partiti sono diventati vere e proprie consorterie, centri di clientele, di affari e di malaffare, strumenti di corruzione e di prevaricazione, che violano diritti acquisiti e leggi dello Stato.

Con questa Petizione al Parlamento

Chiediamo

L'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione con una legge ordinaria che preveda la responsabilità dei partiti di fronte alla legge e ne sanzioni le violazioni, restituisca il ruolo di protagonisti ai cittadini, garantisca il controllo della correttezza e della trasparenza della vita interna dei partiti.
I punti qualificanti della riforma devono essere:
• Registrazione degli Statuti presso le Corte di Appello del distretto, contenenti il vincolo di un numero congruo di iscritti, garanzie di trasparenza della vita interna e dei diritti delle minoranze;
• Elezioni primarie tra i cittadini per la selezione delle candidature;
• Esclusione dalle candidature delle persone rinviate a giudizio o condannate per reati contro la pubblica amministrazione, finanziari e di mafia;
• Certificazione dei bilanci secondo le norme del codice civile per le società quotate in borsa;
• Abrogazione dei finanziamenti ai giornali di partito e collaterali;
• Responsabilità penale e civile dei segretari politici e dei tesorieri e decadenza automatica dagli incarichi per violazione degli Statuti e delle leggi dello Stato”


Non è una proposta insensata quella della LCN, soprattutto oggi dove non vi è alcuna giustificazione valida a tale potere assoluto dei partiti, la cui gestione clientelare e antidemocratica ha progressivamente allontanato i cittadini dal far politica, come se questa fosse una professione e non un diritto/dovere civile. E' un ottimo auspicio per l'anno nuovo il ritorno ad una Repubblica dei cittadini e non ad una becera Repubblica dei partiti.
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categoria : politica
domenica, 16 dicembre 2007, ore 11:22

Morte Distillata
Depression timeOggi è morto Rocco Marzo, 54 anni, il quinto operaio della Thyssenkrupp. A distanza di 10 giorni si continua a morire, goccia dopo goccia.
    La tragedia della Thyssenkrupp ha occupato i nostri giornali proprio per questo. I nostri notiziari potrebbero essere pieni di notizie del genere (un morto al giorno per lavoro, secondo dati Istat), ma incredibilmente sono state le dinamiche di questa tragedia a portarla in primo piano.
Non è stato un incidente come tutti gli altri. La morte qui ha colpito lentamente, dilatando una tragedia per dieci giorni, ogni giorno un bollettino di guerra. Uno strazio angosciante.
    In Italia non si muore di Colera né di fame (non ancora, almeno), però si muore di lavoro. Si muore per vivere. Si lavora per vivere, si muore lavorando, si lavora per morire.
    La maggior parte delle aziende italiane non rispetta gli standard di sicurezza e un quarto della nostra economia è fiscalmente inesistente. La politica delle "opinioni in fila al telegiornale" esprime sempre il suo sdegno/difesa del proprio operato/urgenza di decreti per risolvere la situazione.
    Ovviamente l'unica cosa che sanno fare è emanare decreti. Diavolo, la legge c'è e funziona anche bene! Il problema non è la legge (altrimenti dovremo dedurre che sto legislatore italiano oltre che sfigato è anche incompetente!) ma quello che c'è intorno. Se non passano gli ispettori del lavoro nelle aziende italiane, le tragedie continueranno (come del resto continuano).
    La sicurezza sul lavoro è un costo non irrilevante per l'impresa e i costi, si sa, vanno compensati dalla produzione. Se non si vende, si produce poco e bisogna risparmiare. E se bisogna risparmiare, il primo taglio viene fatto proprio sulla sicurezza. E' un taglio che fa comodo, perchè gli operai lo accettano e non protestano (a parte qualche sindacalista che fa il suo dovere d'ufficio).

    I giornali sono scandalizzati da Buffon che sta su un'impalcatura senza le cinghie di sicurezza... Che risate! Ma passate un po' qui in un cantiere di Acerra (ma va bene in qualsiasi altro cantiere dimezza Italia, soprattutto in quella dove fa caldo)! Qui il non avere casco e protezioni di sicurezza sul lavoro non è un'imposizione economica datoriale, ma una libera scelta del manovale!! Fondamentalmente, si scoccia.
Qui vi è la sottile filosofia Verghiana di una morte ineluttabile che prima o poi ti deve colpire, e allora che ti affanni ad evitarla? Se ad un motociclista napoletano chiedi "Perchè non metti il casco?" ti senti rispondere "Perchè tanto se mi butta sotto un camion muoio lo stesso". E' una risposta che da noi dice tutto, a Milano non dice niente.

    Penso solo che un paese in cui si accetta di rischiare la vita sul lavoro pur di portare il pane a casa non è più un paese dove si vive, ma un paese di disperati che sopravvive. Un paese che ha bisogno di una scoss che non verrà mai da questa politica, il cui unico pensiero è: Quale sistema elettorale devo scegliere per farmi avere più posti nella prossima legislatura?

    E intanto gli operai continuano a morire, nuovi soldati del 2000, anche loro come in autunno sugli alberi le foglie.
giovedì, 13 dicembre 2007, ore 15:21

Atarassia

Il campioneL'atarassia era uno dei rimedi del tetrafarmakon epicureo. Disinteressarsi di quel che succede intorno a noi era il suo rimedio alle sofferenze dello spirito; vivere da soli discutendo di filosofia nel giardino, lontano dai problemi del mondo, era la somma cura.

Io sono caduto in questo stato atarassico da almeno un anno. Più o meno dal giorno in cui è cominciata la mia fase universitaria.

I motivi? La delusione. In questo anno di silenzio ho meditato molto su quel che accade nel mio paese, ho in un certo senso aperto gli occhi e cambiato l'orizzonte delle mie prospettive. E' per questo che ho smesso di scrivere su afreemind, perchè semplicemente la passione che avevo gettato su queste pagine virtuali era mal ripagata da come poi il mondo effettivamente girava.
Si, in un certo senso sono stato ingannato. Ed è triste scoprire che sei stato sconfitto prima ancora di aver cominciato a combattere.

Sono arrivato ad una conclusione, per cui non aveva senso continuare a scrivere: non è questa la generazione che porterà l'Italia ad un livello decente di civilizzazione. La mia non è una generazione sconfitta: è una generazione che non combatte. Che non pensa. Che non vive.

Di fatto avevo scelto il silenzio. Mi sentivo un po' come Mosè che predica la Terra Promessa pur sapendo di non poterla mai vedere...Chi te lo fa fare, Mosè?

Poi però ho avuto un'illuminazione. Si, sono ancora sicuro che il mondo resterà marcio come è per molto tempo ancora, e anche io non vedrò mai realizzato "il mio mondo". Però se stiamo zitti, se facciamo come Epicuro nel giardino, se anche noi che crediamo un'alternativa sia possibile rimaniamo accantonati senza agire, se continuiamo ad indignarci ancora di certe schifezza senza però alzare la voce...Beh allora non solo questa mia triste generazione, ma anche quella dopo e quella successiva ancora resteranno sempre nella stessa merda.

Non possiamo stare zitti. Noi non siamo i cammelli nietzschiani...Noi siamo i leoni che sfasciano il mondo per costruirne uno nuovo, rimanendo sempre immischiati in quello vecchio.
Siamo il vecchio boscaiolo che pianta il pino, sapendo che quello continuerà a crescere anche dopo la nostra morte, per dare un riparo agli amanti che verranno.

Non possiamo stare zitti. Vaffanculo Epicuro, son tornato.

Rike
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categoria : vita