giovedì, 06 marzo 2008, ore
16:02
Contra Ferraram, quinto giorno
8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
Una politica a favore della maternità, seppure non nelle priorità del nostro paese, può essere sempre vista di buon occhio. Ma la maternità è anche collegata ad una sicurezza economica: i figli si fanno quando si hanno certezze economiche per mantenerli.
Diciamo che nel complesso questo ottavo punto è esente da critiche, ed è l'unico salvabile dell'intera lista.
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9 . Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
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10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
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11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
In questi ultimi tre punti della lista pro-life, Giuliano Ferrara smette di dire castronerie. L'aggressività dei primi punti della sua lista è infatti mitigata da questi ultimi punti in cui il progetto politico diventa invece un piano dibattimentale. Giuliano Ferrara, in questi punti, non fa altro che spingere parte dei fondi pubblici alla causa anti-abortista, e in tal senso il dibattito non diviene più politico, ma etico.
In Italia si fa poca ricerca. Il ricercatore italiano sogna l'america perchè sa che in questo paese la scienza è vista sempre con sospetto e sufficienza. Un freno alla ricerca Italiana è proprio il Vaticano, con i suoi veti a qualsiasi sperimentazione su cellule staminali, tecniche abortive etc. un fenomeno singolare, visto che questo "altolà" teo-dem sembra avere effetti solo verso i cattolici dello stivale, mentre il mondo e la scienza continuano per la loro strada. Concordo con Ferrara: questo paese ha bisogno di veder triplicati i fondi per la ricerca; il problema sussiste invece nel quale progetto di ricerca scientifica finanziare e quale invece lasciare nell'ombra (con conseguente fuga di cervelli).
Apprezzo invece il decimo punto. Ormai il nostro concetto estetico massificato e pubblicizzato dai media internazionali ci ha reso intolleranti alla diversità fisica. La perfezione non è di questo mondo e sicuramente oggi siamo molto più intolleranti nei confronti di chi non ha le nostre stesse potenzialità.
Ci sono handicap ed handicap. E' assurdo a mio avviso dare la possibilità di vivere a chi poi non vivrà. Considero cinico l'accanirsi a dare possibilità di una vita a soggetti con gravissimi deficit mentali che vivranno magari anche 60 anni sdraiati su un lettino e intubati in quanto non sufficienti autonomamente nè a digerire nè a respirare: paradossalmente, sarebbe più "cristiano" e naturale lasciare che il neonato in quelle condizioni muoia: l'accanimento terapeutico, le macchine respiratorie non sono di questo mondo, nè rispecchiano la volontà di un ipotetico Dio, nè arricchiscono il diritto alla vita. Se mai, lo offendono.
Ben diverso è invece l'atteggiamento di intolleranza nei confronti di chi non è affetto da gravi handicap fisici o mentali. Purtroppo questo mondo da davvero poche possibilità a chi è diverso, ma non possiamo arrivare a togliere il diritto di vita a chi non è totalmente perfetto.
Andrea Bocelli è cieco dalla nascita, ma il mondo avrebbe perso moltissimo se non gli avremmo dato oggi la possibilità di cantare. E cosa dire di Stephen Hawkins? La sua malattia genetica, seppur manifestatasi a 20 anni, non ha impedito di creare un genio della fisica.
La lista dei nomi di diversamente abili che hanno fatto la storia è molto lunga e non possiamo trascurarla. Un mondo che mette da parte il diverso è forse un mondo perfetto fuori, ma marcio dentro.
E su questo Giuliano Ferrara non può essere attaccato.
martedì, 04 marzo 2008, ore
16:46
Contra Ferraram, Quarto giorno
6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.
Ferrara non l'ha letta la legge 40, o secondo me l'ha letta male, filtrata da oscuri messaggi di Radio Maria.
La legge 40 è una legge che tutela la maternità consapevole, una legge nata in pieno periodo democristiano e figuriamoci se può essere letta come una legge pannelliana!
E' una legge che ha funzionato e i dati lo dimostrano. Gli aborti clandestini fatti da vecchie mammane sui tavoli delle cucine sono praticamente inesistenti, e il ricorso all'aborto è in considerevole declino. Cambiereste mai una legge sulla sicurezza stradale che riducesse del 50% gli incidenti stradali? Personalmente, il buon senso ce lo abbiamo tutti.
Forse Ferrara è preoccupato da una deviazione eugenetica che può farsi strada su un'interpretazione distorta della legge 40. Al di là della correttezza delle pratiche eugenetiche (sicuramente vietatissime dalla legge 40), basterebbe semplicemente includere criteri interpretativi più restrittivi senza dover modificare la legge (cosa, a mio parere, oggettivamente inutile)
- 7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
Ancora demagogia...Procediamo con calma.
L'aborto, nella maggior parte dei casi, si esegue a causa di una incompatibilità con la vita del neonato, non per pura cattiveria di madri disattente. Un bambino del genere non sarebbe nemmeno adottabile in quanto morirebbe o soffrirebbe inutilmente.
Negli altri casi, la donna può scegliere come alternativa all'aborto il cosiddetto "parto da madre ignota". Lei non riconosce il bambino nel momento della nascita, nè la sua presenza viene registrata in alcun registro. Tuttavia il bambino si salva e viene curato dai medici, finchè poi non scatta la procedura di adottabilità, che quindi GIA' ESISTE. Ferrara confonde le leggi e dimentica che la legge sulle adozioni è tutta un'altra cosa rispetto alla legge sull'aborto, e le garanzie che questa fa sono egalitarie per tutti i bambini orfani, abbandonati o in stato d'adottabilità. Si creerebbe un privilegio ingiusto nel sistema adottivo, in particolare i bambini salvati da un aborto sarebbero più facilmente adottabili di un bambino che ha perso madre e padre in un incidente stradale. E' INACCETTABILE.
Tra l'altro, spesso l'istinto materno ha dimostrato che per una donna è più facile sapere che il figlio non voluto sia morto piuttosto che vivo ma cresciuto da un'altra famiglia. Penso che la libertà di scelta sia sempre il valore che la nostra cultura occidentale deve portare avanti, e nessun legislatore può imporre ad una donna una scelta così difficile.
Incentivare sì, obbligare mai.
lunedì, 03 marzo 2008, ore
10:08
Contra Ferraram, giorno terzo

- 3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.
Non vorrei sprecare troppo parole su questa terza assurdità di Ferrara. Dico solo che per "deontologia" si intende "come le cose devono essere" e che questa debba essere stabilita da chi pratica il mestiere e da chi conosce tutte le sfaccettature della questione che si sta trattando.
I Codici Deontologici devono restare una priorità di esclusiva competenza degli ordini professionali, e nè il Parlamento nè i Governi possono interferire con essi non avendone le conoscenze e le competenze tecniche per risolvere una questione che inevitabilmente assumerebbe un valore più politico che non scientifico.
I Punti 4 e 5 possiamo analizzarli come uno stesso punto:
Al di là di qualsiasi concezione etica che è alla base di un riconoscimento dei diritti del concepito vi è in realtà una più cinica e fredda (ma ragionevole) questione giuridica alla sua base.
Dai tempi dei Romani, il cui diritto è alla base della disciplina privatistica europea - continentale, il soggetto è giuridico, cioè titolare di diritti e doveri, solo dal momento della nascita. Ma non basta nascere: bisogna nascere vivi.
E' sufficiente che il nascituro emetta anche un solo vagito prima di spirare per farlo diventare un pieno soggetto giuridico; in caso contrario, per il diritto quel neonato non è mai venuto al mondo.
Il che non è una questione da poco. Un tipico problema è quello ereditario: se ipoteticamente un generoso nonno avesse intestato la propria casa in campagna al nipotino che cresce nella pancia della madre, ebbene questo fortunato nipotino per diventarne titolare dovrebbe nascere vivo. In caso contrario (aborto spontaneo, morte alla nascita) quella bella casa in campagna non potrà mai entrare nel patrimonio di quel bambino, e sarebbe potuta passare magari ad un figlio, ad un fratello in caso di assenza di eredi etc. e paradossalmente un semplice vagito prima della morte avrebbe trasformato quel nipotino in un legittimo titolare, ed anche in tal caso le differenze ci sono e sono rilevanti: quella casa del nonno non andrà agli eredi del nonno ma agli eredi del nipote!
Ed è ovvio che questo schema ereditario che è uguale da almeno 3000 anni verrebbe sconvolto dal riconoscimento dell'uguaglianza giuridica al cittadino anche senza che questo sia nato! E le problematiche civilistiche non sarebbero solo relative alle questioni ereditarie, ma sono piuttosto complesse e tecniche ed è meglio non confondere ulteriormente le idee.
Ci sono proposte che in fondo il buon senso ci spinge ad accettare. Potremo dire: "Perchè no, anche il nascituro ha diritto alla vita dal momento in cui è concepito. Cosa cambia, in fondo?".
Eticamente forse cambia poco, anche se in meglio. Umanamente, nessuno può dirsi contrario alla vita, e anche il più disamorato è spinto in avanti dall'istinto di sopravvivenza insito nella nostra natura. Tuttavia, tale eguaglianza è giuridicamente inaccettabile, perchè rivoluzionerebbe il sistema civilistico.
I diritti non sono degli attributi vacui, non sono parole vuote di senso. I diritti ci danno il potere di difendere un nostro interesse riconosciuto e valido, di godere di tale interesse e di difenderlo qualora qualcuno voglia impedirci di realizzarlo. E tutto questo può essere riconosciuto solo ad un soggetto vivo, non potenzialmente vivo. L'unico diritto che possiamo riconoscere al concepito non è quello di nascere, ma al massimo di nascere sano, e che vengano prestate alla madre tutte le cure necessarie affinchè il parto vada a buon fine.
Il diritto di nascere, invece, non te lo dà la legge ma la Vita, e nessun giudice è abbastanza forte da opporsi alla sua forza.