Mancano giusto 7 giorni alla mia seconda volta alle urne e già non so più chi o che cosa votare. Devo sicuramente ringraziare tutta la classe politica italiana se a 21 anni ho già perso il mio senso per le istituzioni.
8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.9 . Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.
10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.
11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
Il secondo punto pro-life di Giuliano Ferrara entra nel pieno della questione:
Come promesso parte oggi la campagna "Contra Ferraram", con l'obiettivo di criticare e distruggere il programma "pro-life" che Giuliano Ferrara, col beneplacito della CEI, vorrebbe imporre al nostro paese in un momento di sua debolezza, in un momento in cui la crisi salariale è la priorità e in cui discussioni su temi così delicati potrebbero essere prese in modo superficiale, sull'onda di emotive e demagogiche prese di posizione. E' in questi momenti che la nostra coscienza civile ribolle e ci muove a difendere le conquiste dei nostri predecessori, affinchè le loro lotte non vengano cancellate dal maniaco di turno. Nel nostro piccolo, ci proviamo.|
Nasce “Atena”, il Portale della Onlus Atena, appunto. Un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si propone di ideare e realizzare progetti che diano vita, nell’ambito del territorio in cui essa opera, ad una qualità quanto più possibile rispondente ai bisogni della società contemporanea. Tradotto in breve vuol dire che la Onlus Atena, con sede ad Acerra, cercherà di dare il suo contributo per rendere (più?) vivibile la nostra città.
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Un dittatore non può sopravvivere alla caduta del suo regime. Se il regime cade, cade anche il dittatore, è ovvio. La sua semplice sopravvivenza significa un barlume di speranza, una scintilla vitale per chi ancora crede nel regime. Con la dittatura deve morire il dittatore.
Prendo da rebeldia una notizia che, come la maggior parte, non sentirete mai da un telegiornale. La libera informazione è sempre stato uno degli obiettivi di questo blog, che come altri blog funziona davvero nel diventare fonte di informazione contro il monopolio detenuto dalle grandi 4 agenzie (Reuter, Associated press, United press international e France Press).Nello stato di Oaxaca, nel sud del Messico, da giorni la popolazione e' insorta in una lotta senza precedenti a fianco allo sciopero degli insegnanti che da 5 mesi sta completamente bloccando il sistema didattico. Gli insegnanti scioperano per migliori condizioni contrattuali e salari piu' alti.
Il problema politico e' stato trasformato in problema militare dal governatore dello stato Ulises Ruiz Ortiz, del PRI (Partito Revolucionario Institucional), che in risposta agli scioperi ha innalzato il livello dello scontro ordinando arresti sommari e reprimendo i cortei e gli scioperi. La APPO (Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca), in cui convergono piu' di 350 organizzazioni sindacali, indigene, studentesche, femministe e contadine, ha quindi promosso 5 cortei, all'ultimo dei quali hanno partecipato 900.000 persone, e deciso l'occupazione della citta' e l'innalzamento delle barricate per difendere il centro storico dalla polizia. La resistenza e' pacifica, non vi sono infatti feriti tra le forze dell'ordine, ma il governo locale continua con la repressione violenta, accompagnata dal silenzio del governo confederale.
Il 28 ottobre polizia e paramilitari del PRI hanno attaccato con armi da fuoco le barricate causando la morte di Lorenzo Sanpablo, un corrispondente di Radio Universidad, Brad Will, un giornalista volontario di Indymedia New York, il docente Emilio Alonso Fabián, i cittadini Esteba Ruiz, José Jiménez Colmenares, Jorge Alberto López Hernán e due bambini di 9 e 12 anni. Altre 23 persone sono state ferite da colpi di arma da fuoco. Sono diverse decine anche gli arrestii durante le manifestazioni pacifiche.
Il 29 ottobre il governo federale ha inviato 4.000 poliziotti della Polizia Preventiva (PFP) cominciando un attacco di vasta scala contro la citta' da 5 mesi occupata dai manifestanti. In seguito a questo attacco la APPO ha deciso di ripiegare verso la parte universitaria della citta' e iniziare una resistenza pacifica.
La mobilitazione ad Oaxaca adesso chiede le dimissioni e il processo del governatore Ulises Ruiz Ortiz, e accanto a queste mobilitazioni sono nate nel resto del Messico ed in molti altri paesi iniziative di solidarieta'.
Aggiornamenti:
30 ott - 19:30: New York - 11 persone arrestate per la protesta di Indymedia NYC al consolato messicano. foto [1] [2]
30 ott: Il parlamento messicano chiede le dimissioni [ENG] di Ulises Ruiz, che rifiuta.
30 ott: Marcia ad Oaxaca contro la repressione [foto]
30 ott: Le EZLN esprimono nuovamente il totale appoggio all'APPO con un comunicato [ITA]: "Non siete soli"
30 ott - 11:00: Comunicato dell'APPO: "in nessun modo loro possono pensare di aver ottenuto il controllo della città"
31 ott: Citta' del Messico: manifestazione contro l'intervento della PFP.
1 nov - NY: Critical mass per Brad Will, 1 arresto [foto]
1 nov: Ad Oaxaca continuano gli scontri con la PFP [foto]
2 nov - ore 9:00: La PFP attacca l'universita' di oaxaca [ENG] [ES]
Roberto non deve essere considerato un martire o un eroe, ma non si può accettare il recinto che si è venuto a creare intorno a Roberto, un recinto legittimato purtroppo anche da alcuni organi istituzionali
Le chiedo se puoi aiutarci a diffondere attraverso il Suo sito la nostra iniziativa ed in particolar modo la raccolta firme, purtroppo qualcuno crede che questa sia solo una trovata pubblicitaria, ma se fosse così sicuramente non avremmo bisogno dell'aiuto dei blogger!"
Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l'aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l'impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.
Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ma che cosa c'è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c'è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c'è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica' - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.
Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.
Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l'eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.
Piergiorgio Welby