sabato, 05 aprile 2008, ore 14:15

Senso di V(u)oto
Il campione   
Mancano giusto 7 giorni alla mia seconda volta alle urne e già non so più chi o che cosa votare. Devo sicuramente ringraziare tutta la classe politica italiana se a 21 anni ho già perso il mio senso per le istituzioni.
    La notte non dormo e mi chiedo se sia giusto o meno andare a votare. Mi illudo di avere un potere decisivo nelle mie mani, mi illudo che la matita che impugnerò dietro la cabina abbia la forza di decidere e di cambiare. M' illudo d'immenso.
    Potrei annullare la scheda, e d'altronde sarebbe coerente coi miei pensieri: questa legge elettorale è vergognosa e non mi va di votare con queste regole del gioco. Non so nemmeno chi è stato messo in lista, chi sia questa gente e per quale motivo è stata preferita ad altri!
    Scheda bianca o scheda nulla, regalo un voto alla maggioranza. Gira una mail che invita tutti a boicottare le urne in un modo molto intelligente, sfruttando l'art. 104 par.5 del
Testo Unico delle Leggi Elettorali. In pratica potete astenervi dal voto in un modo molto romantico: vi recate alle urne, consegnate la tessera elettorale, firmate il registro e nel momento in cui vi consegnano le schede elettorali, voi le rifiutate e chiedete che venga verbalizzato il vostro rifiuto di voto per protesta contro il sistema elettorale. Se fanno storie, citategli testualmente l'art. 104:

"Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000."

    Diciamo che sarei tentato semplicemente per vedere la faccia degli scrutatori...Ma astenendomi dal voto perdo anche un altro diritto: quello di contestare il futuro operato del Governo. Se non voto, accetto quel che succede e quindi perdono anche forza le mie critiche.
    L'illuminazione mi è venuta qualche giorno fa, sentendo parlare Stefano Montanari di "Per il bene Comune" alla trasmissione televisiva Tribuna Elettorale. E' un uomo onesto, ricercatore scientifico, mai sceso in politica e presenta un programma decente, coraggioso, coerente con il mio pensiero. Nelle sue liste ha candidato gente comune, intellettuali che non hanno mai fatto politica ma che scendono in piazza come cittadini. Ha serie politiche ambientali ed istituzionali. Ovviamente sarà un successo se prenderà più dell'1%, ma sto prendendo seriamente in considerazione di votarlo alla Camera (non al senato perchè ha messo come capolista il dissidente Rossi).
Non voglio votarlo perchè credo che vinca le elezioni né voglio votarlo perchè voglio gettare il voto. Il mio è un voto di incoraggiamento. Potrei anche io cadere nella trappola perfetta ed accattivante del voto utile, ma sinceramente penso che il voto utile è quello che dai a chi ti ispira fiducia, non a chi può vincere le elezioni.
Sicuramente uscirò dalle urne soddisfatto di aver dato il voto al candidato premier migliore e non al candidato premier meno peggiore tra i due.

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categoria : politica, appelli
giovedì, 06 marzo 2008, ore 16:02

Contra Ferraram, quinto giorno

Il campione
8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
Una politica a favore della maternità, seppure non nelle priorità del nostro paese, può essere sempre vista di buon occhio. Ma la maternità è anche collegata ad una sicurezza economica: i figli si fanno quando si hanno certezze economiche per mantenerli.
Diciamo che nel complesso questo ottavo punto è esente da critiche, ed è l'unico salvabile dell'intera lista.


  • 9 . Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

  • 10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

  • 11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.


 In questi ultimi tre punti della lista pro-life, Giuliano Ferrara smette di dire castronerie. L'aggressività dei primi punti della sua lista è infatti mitigata da questi ultimi punti in cui il progetto politico diventa invece un piano dibattimentale. Giuliano Ferrara, in questi punti, non fa altro che spingere parte dei fondi pubblici alla causa anti-abortista, e in tal senso il dibattito non diviene più politico, ma etico.
    In Italia si fa poca ricerca. Il ricercatore italiano sogna l'america perchè sa che in questo paese la scienza è vista sempre con sospetto e sufficienza. Un freno alla ricerca Italiana è proprio il Vaticano, con i suoi veti a qualsiasi sperimentazione su cellule staminali, tecniche abortive etc. un fenomeno singolare, visto che questo "altolà" teo-dem sembra avere effetti solo verso i cattolici dello stivale, mentre il mondo e la scienza continuano per la loro strada. Concordo con Ferrara: questo paese ha bisogno di veder triplicati i fondi per la ricerca; il problema sussiste invece nel quale progetto di ricerca scientifica finanziare e quale invece lasciare nell'ombra (con conseguente fuga di cervelli).
    Apprezzo invece il decimo punto. Ormai il nostro concetto estetico massificato e pubblicizzato dai media internazionali ci ha reso intolleranti alla diversità fisica. La perfezione non è di questo mondo e sicuramente oggi siamo molto più intolleranti nei confronti di chi non ha le nostre stesse potenzialità.
Ci sono handicap ed handicap. E' assurdo a mio avviso dare la possibilità di vivere a chi poi non vivrà. Considero cinico l'accanirsi a dare possibilità di una vita a soggetti con gravissimi deficit mentali che vivranno magari anche 60 anni sdraiati su un lettino e intubati in quanto non sufficienti autonomamente nè a digerire nè a respirare: paradossalmente, sarebbe più "cristiano" e naturale lasciare che il neonato in quelle condizioni muoia: l'accanimento terapeutico, le macchine respiratorie non sono di questo mondo, nè rispecchiano la volontà di un ipotetico Dio, nè arricchiscono il diritto alla vita. Se mai, lo offendono.
    Ben diverso è invece l'atteggiamento di intolleranza nei confronti di chi non è affetto da gravi handicap fisici o mentali. Purtroppo questo mondo da davvero poche possibilità a chi è diverso, ma non possiamo arrivare a togliere il diritto di vita a chi non è totalmente perfetto.
Andrea Bocelli è cieco dalla nascita, ma il mondo avrebbe perso moltissimo se non gli avremmo dato oggi la possibilità di cantare. E cosa dire di Stephen Hawkins? La sua malattia genetica, seppur manifestatasi a 20 anni, non ha impedito di creare un genio della fisica.
    La lista dei nomi di diversamente abili che hanno fatto la storia è molto lunga e non possiamo trascurarla. Un mondo che mette da parte il diverso è forse un mondo perfetto fuori, ma marcio dentro.
E su questo Giuliano Ferrara non può essere attaccato.
martedì, 04 marzo 2008, ore 16:46

Contra Ferraram, Quarto giorno

Il campione     6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.    

    Ferrara non l'ha letta la legge 40, o secondo me l'ha letta male, filtrata da oscuri messaggi di Radio Maria.

La legge 40 è una legge che tutela la maternità consapevole, una legge nata in pieno periodo democristiano e figuriamoci se può essere letta come una legge pannelliana!
    E' una legge che ha funzionato e i dati lo dimostrano. Gli aborti clandestini fatti da vecchie mammane sui tavoli delle cucine sono praticamente inesistenti, e il ricorso all'aborto è in considerevole declino. Cambiereste mai una legge sulla sicurezza stradale che riducesse del 50% gli incidenti stradali? Personalmente, il buon senso ce lo abbiamo tutti.
    Forse Ferrara è preoccupato da una deviazione eugenetica che può farsi strada su un'interpretazione distorta della legge 40. Al di là della correttezza delle pratiche eugenetiche (sicuramente vietatissime dalla legge 40), basterebbe semplicemente includere criteri interpretativi più restrittivi senza dover modificare la legge (cosa, a mio parere, oggettivamente inutile)

  • 7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
Ancora demagogia...Procediamo con calma.
    L'aborto, nella maggior parte dei casi, si esegue a causa di una incompatibilità con la vita del neonato, non per pura cattiveria di madri disattente. Un bambino del genere non sarebbe nemmeno adottabile in quanto morirebbe o soffrirebbe inutilmente.
    Negli altri casi, la donna può scegliere come alternativa all'aborto il cosiddetto "parto da madre ignota". Lei non riconosce il bambino nel momento della nascita, nè la sua presenza viene registrata in alcun registro. Tuttavia il bambino si salva e viene curato dai medici, finchè poi non scatta la procedura di adottabilità, che quindi GIA' ESISTE. Ferrara confonde le leggi e dimentica che la legge sulle adozioni è tutta un'altra cosa rispetto alla legge sull'aborto, e le garanzie che questa fa sono egalitarie per tutti i bambini orfani, abbandonati o in stato d'adottabilità. Si creerebbe un privilegio ingiusto nel sistema adottivo, in particolare i bambini salvati da un aborto sarebbero più facilmente adottabili di un bambino che ha perso madre e padre in un incidente stradale. E' INACCETTABILE.
    Tra l'altro, spesso l'istinto materno ha dimostrato che per una donna è più facile sapere che il figlio non voluto sia morto piuttosto che vivo ma cresciuto da un'altra famiglia. Penso che la libertà di scelta sia sempre il valore che la nostra cultura occidentale deve portare avanti, e nessun legislatore può imporre ad una donna una scelta così difficile.
Incentivare sì, obbligare mai.
giovedì, 28 febbraio 2008, ore 16:30

Contra Ferraram, giorno secondo.

Il campione    Il secondo punto pro-life di Giuliano Ferrara entra nel pieno della questione:

2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

    Questo punto ferrariano è uno di quei classici attacchi alla scienza che la Chiesa e i suoi fedelissimi portano avanti da almeno 1300 anni.
L'aborto, nei limiti previsti dalla legge 194, è legale e tollerato ormai ob torto collo anche dal Vaticano. A noi interessa il fine, non il mezzo. La pillola abortiva Ru486 non è altro che un mezzo per raggiungere un fine lecito, fine che è pienamente legittimato e non affatto in contrasto con lo spirito della 194.
    Abortire non è togliersi un dente cariato. L'operazione di interruzione di gravidanza è infatti piuttosto violenta, invasiva. Il metodo più usato è quello "karman", descritto così da una donna che l'ha subito:

"Hanno inserito uno speculum, per vedere l'ingresso dell'utero, che si trova un po' in fondo, hanno allargato l'ingresso dell'utero, che normalmente è grande pochi millimetri, o anche meno, con una serie di bastoncini (dilatatori di Hegar) di misura sempre più grande, fino a quasi un centimetro. Poi sono entrati con una cannuccia vuota grande come l'ultimo bastoncino (cannula di Karman) e collegandolo a un apparecchio che fa il vuoto, hanno aspirato il contenuto dell'utero. Con cannule più piccole hanno controllato che non ci fossero residui e, (a volte si fa, non so se questo è il tuo caso) alla fine sono entrati con un cucchiaino di metallo di pochi millimetri con il quale sono passati, senza vedere, ma sentendo il rumore, sulle pareti dell'utero per accertarsi che fosse ben pulito."

Non una passeggiata, insomma. La pillola Ru486 raggiunge il medesimo risultato di questo intervento, ma senza operazione chirurgica, senza dolore.
    Chi contrasta la Ru486 si nasconde dietro false ipocrisie. Si teme infatti l'aborto clandestino, ma ciò non è assolutamente vero, o meglio evitabile con una normale proceduralizzazione, imposta per via legislativa, della somministrazione di Ru486.
    Io non sono certo un medico né un esperto del settore, ma sicuramente una pillola del genere non verrebbe venduta al supermercato ma solo previa certificazione medica, così come avviene per la maggior parte dei farmaci. Si potrebbe imporre magari una procedura più garantista per la quale non basterebbe una semplice certificazione del medico di famiglia, bensì una autorizzazione da parte di apposite commissioni costituite presso gli enti ospedalieri, o semplicemente inserire un numero di cause tassative per le quali è legittimo rilasciare tali pillolle abortive, con sanzione penale in caso di infrazione. O potremo semplicemente estendere la stessa procedura (già garantista) prevista nel caso in cui si voglia procedere ad un'interruzione di gravidanza tramite metodo chirurgico.

     La cosa che preoccupa è l'accanimento contro tale pillola da parte di questi invasati del terzo millennio, o meglio le reali intenzioni per le quali essa è osteggiata: il dolore.
La paura dell'intervento e del dolore è infatti un grande deterrente all'aborto. Molta gente infatti desiste dall'intento abortivo semplicemente quando viene a conoscenza delle modalità in cui questo si svolgerà. E sono anche convinto che questi nuovi crociati ci godano anche un po' a veder soffrire chi ha fatto una scelta del genere...Il cinismo della Chiesa su queste questioni è risaputo: negare i funerali a Piergiorgio Welby è stata la più grande carognata dai tempi del collaborazionismo coi Nazisti.
    Ma d'altronde siamo abituati. La Chiesa non cambia da millenni. In piena età vittoriana il ginecologo inglese James Young Simpson per la prima volta applicò l'anestesia al parto delle donne, onde sollevarle dal dolore. I puritani e i tradizionalisti della destra Whig si accanirono contro di lui citando i passi della Bibbia in cui Dio annuncia ad Eva che avrebbe partorito con dolore, e Young fu quasi sull'orlo del suicidio finchè...Finchè la regina Vittoria non chiese al ginecologo di provare su ella stessa tale anestesia. La regina madre giustificò l'operato citando sempre la Bibbia: "Prima di togliere la costola ad Adamo, Dio lo fece cadere in un sonno profondo".
    Così siamo a posto, dottore.
martedì, 26 febbraio 2008, ore 14:30

Contra ferraram, giorno primo
Il campione    Come promesso parte oggi la campagna "Contra Ferraram", con l'obiettivo di criticare e distruggere il programma "pro-life" che Giuliano Ferrara, col beneplacito della CEI, vorrebbe imporre al nostro paese in un momento di sua debolezza, in un momento in cui la crisi salariale è la priorità e in cui discussioni su temi così delicati potrebbero essere prese in modo superficiale, sull'onda di emotive e demagogiche prese di posizione. E' in questi momenti che la nostra coscienza civile ribolle e ci muove a difendere le conquiste dei nostri predecessori, affinchè le loro lotte non vengano cancellate dal maniaco di turno. Nel nostro piccolo, ci proviamo.

    Il primo punto del programma PRO LIFE di Ferrara è il seguente:

1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

    Aprire un programma pro life in questo modo lancia sicuramente un messaggio di pietà, un messaggio che smuove le nostre coscienze. Ti aspetti di leggere un programma politico ed invece ti ritrovi un messaggio del genere. Subito ti salta in mente l'immagine di un bambino morto, o magari di un feto, abbandonato in un cassonetto dei rifiuti, in una strada di campagna. Il tuo primo istinto è di dire: ha ragione, è una vergogna che accadano queste cose. Bravo Ferrara.
    Ma questa è un'analisi critica e non istintiva. Basta pensarci su più a freddo per dire: ma che cazzata di proposta politica è mai questa!

Ora, partiamo dal presupposto che il culto dei morti nel nostro paese è sicuramente molto radicato nella nostra mentalità, una tradizione che trova radici più nella cultura romana che non in quella cristiana. Un bel funerale, insomma, nel nostro paese non lo si nega a nessuno, e non è un male questo.
Non mi sembra che nel nostro paese ci sia quindi questa emergenza legislativa tale da dover obbligare i genitori a seppellire i loro figli abortiti...Ferrara sembra parlare di un tema così delicato come se ne avesse letto la storia su TOPOLINO! Cristo Santo, c'è gente che quando abortisce rimane traumatizzata anche per anni al punto da non provarci nemmeno a ritentare una maternità, non è che quando si va ad abortire si va al cinema!
    Tra l'altro, è ormai una radicata prassi sociale che anche i bimbi abortiti vengano sepolti in terra consacrata. Chiunque ha avuto conoscenti che purtroppo abbian vissuto la tragedia dell'aborto sa che è così, proprio in virtù di quel culto dei morti così forte nella nostra mentalità. Un culto che tra l'altro trova già la sua tutela legislativa: il principio della sacralità dei defunti, del resto, è rinvenibile anche nel codice penale, dove al capo II del titolo IV sono previsti e puniti "i delitti contro la pietà dei defunti".
      Senza contare che secondo Ferrara questi funerali ai bimbi abortiti dovrebbero essere a carico dello Stato: una manna per le pompe funebri, praticamente! Sinceramente, in un momento in cui si cerca di inculcare la giusta ricetta economica di uno stato che risparmi sugli sprechi e che si occupi solo dei servizi pubblici essenziali, questa dei funerali pagati dallo Stato la si poteva risparmiare...
    Insomma, Ferrara non comincia proprio bene questo programma pro-life. Il suo primo punto è infatti una semplice demagogia volta a smuovere le coscienze e ad approcciare la lettura dei suoi altri 11 punti con un velo di tristezza sul volto.
Voto 10 per il tentativo di marketing e 0 per i contenuti.
    A domani per il secondo giorno.



venerdì, 30 novembre 2007, ore 16:29

ONLUS ATENA

Nasce Atena, il Portale della Onlus Atena, appunto. Un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale che si propone di ideare e realizzare progetti che diano vita, nell’ambito del territorio in cui essa opera, ad una qualità quanto più possibile rispondente ai bisogni della società contemporanea. Tradotto in breve vuol dire che la Onlus Atena, con sede ad Acerra, cercherà di dare il suo contributo per rendere (più?) vivibile la nostra città.
Si tratta di un’Associazione giovane, in tutti i sensi: giovane perché nata da poco, nel mese di luglio del 2007, e soprattutto perché crede fortemente nelle immense potenzialità della popolazione giovanile, che il mondo di oggi sembra invece avere dimenticato.
Attualmente siamo ancora in fase di organizzazione, con tutti i problemi logistici che questo comporta; ma è già attivo e funzionante il nostro Portale (www.onlus-atena.info), dove potete trovare, grazie anche alla collaborazione di alcuni nostri concittadini, notizie sempre aggiornate sulle realtà acerrane, oltre a diversi articoli su tematiche che ci stanno particolarmente a cuore, come l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, la cultura della legalità e dei diritti-doveri e una corretta informazione sulle sostanze psicotrope.
Un portale che vuole essere quindi una sorta di rassegna stampa, di guida, di segnalazione di eventi riguardanti la città di Acerra, ma non solo.
E’ nostra intenzione infatti tentare di creare una community, non solo virtuale, all’interno della quale partorire progetti e iniziative, dare vita a momenti di confronto e di informazione, analizzare problematiche e proporre soluzioni.
Di certo non avete bisogno di noi per sentirvi dire che ad Acerra le cose vanno male. Una città che sembra non avere più alcun futuro, per tutta una serie di fattori determinati nella maggior parte dei casi da un’amministrazione, non solo a livello comunale, incapace e corrotta.
Inutile anche ricordare lo scempio ambientale che della nostra città è stato fatto negli ultimi decenni, a coronamento del quale svetterà sovrano l’inceneritore, andando a devastare un territorio già sull’orlo del collasso.
Siamo consapevoli di essere già in ritardo, un colpevole ritardo: non è più possibile restare con le mani in mano. Non è più possibile cedere alla rassegnazione. Noi crediamo che Acerra possa e debba cambiare, ma non basterà volerlo distrattamente, e non sarà lamentandosi e basta che si potrà dar vita a qualcosa di diverso: bisognerà spendersi in prima persona.
Saremo ovviamente felici di ricevere da chiunque supporto, sostegno e collaborazione e disposti naturalmente a fornire altrettanto, avendo come principale obiettivo una Acerra diversa.


 
Antonio Schiavone,
webmaster de “Il Portale di Atena”

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categoria : appelli
lunedì, 06 novembre 2006, ore 18:17

Norimberga non va più bene
BD370 - SfidaUn dittatore non può sopravvivere alla caduta del suo regime. Se il regime cade, cade anche il dittatore, è ovvio. La sua semplice sopravvivenza significa un barlume di speranza, una scintilla vitale per chi ancora crede nel regime. Con la dittatura deve morire il dittatore.
Tuttavia un dittatore "serio" sa bene che non sopravviverà alla cattura. Un dittatore serio sa quando ha perso, e non si concede al nemico. Il dittatore serio si uccide prima di cadere in mano al nemico. O si fa uccidere nel tentativo di fuggire.


Parliamoci schiettamente: nessuno di noi avrebbe salvato Mussolini o Hitler dalla coincidente fine del loro terrore. Nemmeno "nessuno tocchi caino" avrebbe avuto a ridire sulla loro esecuzione. Ma quei due totalitaristi del secolo scorso ci risparmiarono platealismi, chi col cianuro, chi tentando la fuga (invano) e facendosi fucilare sommariamente. Nessun rimpianto, nessuna giustificazione. E senza cinismo possiamo anche dire che i cappi al collo di Norimberga erano più che legittimi...
Ma non possiamo accettare, oggi, che un tribunale condanni un altro uomo. E' contro i nostri principi. Avrei preferito mille volte che Hussein si fosse sparato un colpo da solo, o magari fosse morto in uno scontro a fuoco cercando invano di sfuggire alla cattura. Quanti avrebbero protestato? Nessuno, perchè era nella necessità delle cose. Tuttavia nelle sottili sfumature del diritto, non possiamo accettare (perchè così abbiamo imparato, così abbiamo imparato a pensare) che un uomo condanni a morte un altro uomo. Per quanto tutti lo desideriamo, non possiamo.
Non possiamo in quanto ci definiamo portatori della modernità ed istituiamo (o meglio applaudiamo) tribunali che condannano all'impiccagione, una pratica barbara che nei 2/3 dei casi non provoca la morte istantanea (dovuta alla frattura del collo) ma una lenta agonia da asfissia. Non possiamo perchè Saddam Hussein, per quanto di merda, è pur sempre un uomo.
Non mi sorprende l'esultanza di un esaltato come George W Bush (da governatore del Texas ne ha visti di detenuti fritti su sedie elettriche), ma il compiacimento di un Tony Blair e di un Inghilterra da sempre esempio di civiltà e democrazia, sinceramente, è come un calcio all'inguine.
Ah, a proposito, sapete chi esultava più di tutti sparando colpi di kalashnikov al cielo? Si, proprio quei pazzoidi degli sciiti, quelli che adesso sono al potere in Iraq...Quelli del velo integrale e del maschilismo imperante (notate quante donne sono con loro per strada ad esultare...Come non le vedete? Vi siete risposti da soli).

Ah, il dolce odore del Caos...

venerdì, 03 novembre 2006, ore 12:26

Chi sciopera e chi spara
calderoli-newPrendo da rebeldia una notizia che, come la maggior parte, non sentirete mai da un telegiornale. La libera informazione è sempre stato uno degli obiettivi di questo blog, che come altri blog funziona davvero nel diventare fonte di informazione contro il monopolio detenuto dalle grandi 4 agenzie (Reuter, Associated press, United press international e France Press).
Dopo l'intro, ecco la news:

Nello stato di Oaxaca, nel sud del Messico, da giorni la popolazione e' insorta in una lotta senza precedenti a fianco allo sciopero degli insegnanti che da 5 mesi sta completamente bloccando il sistema didattico. Gli insegnanti scioperano per migliori condizioni contrattuali e salari piu' alti.
Il problema politico e' stato trasformato in problema militare dal governatore dello stato Ulises Ruiz Ortiz, del PRI (Partito Revolucionario Institucional), che in risposta agli scioperi ha innalzato il livello dello scontro ordinando arresti sommari e reprimendo i cortei e gli scioperi. La APPO (Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca), in cui convergono piu' di 350 organizzazioni sindacali, indigene, studentesche, femministe e contadine, ha quindi promosso 5 cortei, all'ultimo dei quali hanno partecipato 900.000 persone, e deciso l'occupazione della citta' e l'innalzamento delle barricate per difendere il centro storico dalla polizia. La resistenza e' pacifica, non vi sono infatti feriti tra le forze dell'ordine, ma il governo locale continua con la repressione violenta, accompagnata dal silenzio del governo confederale.
Il 28 ottobre polizia e paramilitari del PRI hanno attaccato con armi da fuoco le barricate causando la morte di Lorenzo Sanpablo, un corrispondente di Radio Universidad, Brad Will, un giornalista volontario di Indymedia New York, il docente Emilio Alonso Fabián, i cittadini Esteba Ruiz, José Jiménez Colmenares, Jorge Alberto López Hernán e due bambini di 9 e 12 anni. Altre 23 persone sono state ferite da colpi di arma da fuoco. Sono diverse decine anche gli arrestii durante le manifestazioni pacifiche.
Il 29 ottobre il governo federale ha inviato 4.000 poliziotti della Polizia Preventiva (PFP) cominciando un attacco di vasta scala contro la citta' da 5 mesi occupata dai manifestanti. In seguito a questo attacco la APPO ha deciso di ripiegare verso la parte universitaria della citta' e iniziare una resistenza pacifica.
La mobilitazione ad Oaxaca adesso chiede le dimissioni e il processo del governatore Ulises Ruiz Ortiz, e accanto a queste mobilitazioni sono nate nel resto del Messico ed in molti altri paesi iniziative di solidarieta'.

Aggiornamenti:
30 ott - 19:30: New York - 11 persone arrestate per la protesta di Indymedia NYC al consolato messicano. foto [1] [2]
30 ott: Il parlamento messicano chiede le dimissioni [ENG] di Ulises Ruiz, che rifiuta.
30 ott: Marcia ad Oaxaca contro la repressione [foto]
30 ott: Le EZLN esprimono nuovamente il totale appoggio all'APPO con un comunicato [ITA]: "Non siete soli"
30 ott - 11:00: Comunicato dell'APPO: "in nessun modo loro possono pensare di aver ottenuto il controllo della città"
31 ott: Citta' del Messico: manifestazione contro l'intervento della PFP.
1 nov - NY: Critical mass per Brad Will, 1 arresto [foto]
1 nov: Ad Oaxaca continuano gli scontri con la PFP [foto]
2 nov - ore 9:00: La PFP attacca l'universita' di oaxaca [ENG] [ES]

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categoria : appelli, cronaca
domenica, 15 ottobre 2006, ore 15:24

Sosteniamo Roberto Saviano!
Ricevo e fedelmente pubblico un appello giuntomi per e-mail questa mattina. E' una cosa seria alla quale ho aderito anche io, e spero lo facciate anche voi...Basta solo una firma, e un po' di buon senso.

"Sono Alessandro del blog www.proveditrasmissione.net
 
Le scrivo poichè non so se sa ma l'autore di Gomorra, Roberto Saviano, nei giorni scorsi ha ricevuto dure minacce da parte della Camorra, minacce che hanno costretto il prefetto di Caserta a far allontanare Roberto dalla sua città e a chiedere un programma di protezione.
 
La notizia ha trovato risonanza nazionale grazie a giornali e telegiornali, ma si sa che le notizie dei mass media dopo una settimana già si dimenticano. Per evitare ciò è stato creato da me ed altri amici della provincia di Caserta un sito web:
 

 
Abbiamo scritto una lettera a Roberto ed una al Presidente della Repubblica insieme ai presidenti delle due Camere.
 
Chiediamo di sottoscrivere le nostre LETTERE attraverso una FIRMA !

Roberto non deve essere considerato un martire o un eroe, ma non si può accettare il recinto che si è venuto a creare intorno a Roberto, un recinto legittimato purtroppo anche da alcuni organi istituzionali

Le chiedo se puoi aiutarci a diffondere attraverso il Suo sito la nostra iniziativa ed in particolar modo la raccolta firme, purtroppo qualcuno crede che questa sia solo una trovata pubblicitaria, ma se fosse così sicuramente non avremmo bisogno dell'aiuto dei blogger!"

 
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categoria : appelli
lunedì, 25 settembre 2006, ore 15:51

Staccare la spina

Finalmente in Italia torniamo a parlare un po' di diritti civili. In un paese il cui unico interesse politico si risolve nella domanda "Quanto pagheremo di tasse quest'anno?" la notizia che in parlamento si torni a parlare del tabù vaticano per eccellenza (no, non sono i matrimoni omosessuali) non può che far scalpore.

Eutanasia, la dolce morte. Non sono pochi i paesi europei in cui è possibile scegliere di dire basta con la vita, quando quella che ci si ritrova non può più essere considerata "vita". Non parliamo di acconsentire alla morte di un depresso, o di un ragazzino che è stato appena lasciato dalla fidanzatina: questo sarebbe inaccettabile anche per il radicale più estremista. Qui si parla di lasciare scivolare dolcemente via da questo mondo chi di questo mondo non può più assaporare nulla. E' vita quella di Piergiorgio Welby, l'autore dell'appello al presidente Ciampi che ha riportato i parlamentari al dibattito? Chi siamo noi per decidere i canoni della vita? Pubblico quì la lettera integrale scritta da Welby, perchè nessuno meglio di lui può spiegare cosa significa "vivere da non viventi":


Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l'aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".

L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l'impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ma che cosa c'è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c'è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c'è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica' - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l'eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby

Il nostro paese è purtroppo tenuto stretto dalla salda morsa etica del Vaticano, il quale non accetterà mai un interruzione volontaria della vita.
"E' contro il progetto di Dio" è la risposta che sentirete dire da qualche pretuncolo di provincia. Ed è il succo dei paroloni che sentirete dire dai "gran cardinali" del mondo.
Ma che Dio maniaco può progettare una vita così atroce? Che disegno perverso c'è dietro un Dio che vuole un uomo inchiodato per 30 anni su una sedia, al punto da arrivare ad uno stato vitale in cui anche una carezza sul volto non può essere sentita da un sistema nervoso ormai a pezzi?
Sarebbe affermare che Dio è un pazzo schizzoide che si accanisce come i bambini contro le formiche...E questo è inaccettabile anche per un ateo.

Torneremo a parlare di Eutanasia, per il momento vediamo cosa dice "la rete dei blogger".
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categoria : pensieri, appelli