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Fiddler Jones |
Il suonatore Jones |
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The earth keeps some vibration going |
La terra ti suscita |
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni
era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
In direzione ostinata e contraria
Per la befana mi sono fatto regalare il cofanetto del grande Fabrizio De Andrè dal titolo "In direzione ostinata e contraria". Quest'opera magna non contiene nulla di nuovo per chi come me ha tutto del grande cantautore genovese (a parte un inedito dedicato a Pasolini), ma può essere un ottimo inizio per chi volesse avvicinarsi a lui. E' infatti cieco chi non considera Faber un poeta, così come io lo ritengo prima ancora di pensarlo come cantante. Di De Andrè io adoro due suoi lavori: il famosissimo"Storia di un impiegato" (il bombarolo per intenderci) e il capolavoro forse meno commerciale "Non al denaro, nè all'amore nè al cielo" (di cui Morgan dei Bluvertigo ha recentemente fatto un insignificante tribute-cd). Scritto nel 1971, quest'ultima opera è in pratica una messa in note dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (che insieme ad Ernest Hemingway e Walt Whitman è l'unico interessante nella scarna e insignificante letteratura americana). Spoon River è un paesino dell'america puritana di fine 800 che ha un cimitero su una collina, i cui defunti, tramite la penna di Masters, parlano liberamente della loro vita senza i vincoli dell'ipocrisia che avevano caratterizzato la loro gretta esistenza. De Andrè prende i caratteri più interessanti dell'Antologia: c'è il medico che voleva curare gratuitamente i malati ma che, morto di fame, è costretto ad inventarsi una truffa per poi finire a "sfogliare i tramonti in prigione"; c'è Trainor il farmacista che non volle mai sposarsi perchè non sapeva che combinazione chimica dovesse avere la sua donna, e che muore in un esperimento sbagliato "proprio come gli idioti che muoion d'amore"; c'è il ragazzino deriso da tutti per la sua condizione fisica, che si riscatta diventando giudice e condannando a morte "chi alla sbarra, in piedi, adesso gli diceva Vostro Onore"; c'è il matto che aveva tante cose da dire ma nessuno lo capiva, e che anche sul suo epitaffio viene deriso dalla gente: "Una morte pietosa lo strappò alla pazzia", dove pietosa non sta per "che porta dolore" ma per "che ha pietà della sua condizione esistenziale"(!!!!). Di tutta l'opera di Masters (e fedelmente anche nel CD di De Andrè) solo due uomini non sono dei falliti come tutti gli altri: Francis Turner (un malato di cuore) e il suonatore Jones (da ricordare che Masters da un nome a tutti i defunti mentre De Andrè li generalizza tutti quanti quasi a macchietta del genere umano, escluso Jones nel quale io ci vedo proprio Fabrizio). Oggi parlerò del malato di cuore Francis Turner, che muore per la troppa emozione quando bacia la sua amata. Anzi, lascerò che il più grande cantautore italiano di tutti i tempi vi parli direttamente come fece a me la prima volta, circa 6 anni fa alle scuole medie. Pubblico prima la poesia dalla quale è tratta la canzone (col fronte italiano tradotto, ovviamente :P) e sotto la canzone. COMMENTANTE A PAZZI!!!
Edgar Lee Masters da Antologia di Spoon River
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FRANCIS TURNER
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FRANCIS TURNER (traduzione) |
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I could not run or play |
Io non potevo correre né giocare |
Non Al Denaro Non All'amore Nè Al Cielo (1971) > Un Malato Di Cuore > Fabrizio De Andrè
"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volto."
Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.
Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.
Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.
Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.
E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
"E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro."
Le déserteurParole di Boris VianMusica di Boris Vian e Harold Berg 1954
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Il disertoreVersione italiana di Ivano Fossati basata sulla traduzione di Giorgio Calabrese.Dall'album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992) In piena facoltà, |