martedì, 10 gennaio 2006, ore 21:52

Il suonatore Jones
Vi ha deliziato il primo vincitore di Spoon River? Non so voi, ma io sento i brividi quando francis muore e si chiede da quale orizzonte fosse sfumata la luce. Oggi vi presento il secondo vincitore: Jones il suonatore (giuro che poi la smetto con De Andrè almeno per un po'). La domanda è questa: si può davvero vivere felici senza l'amore, il denaro e il paradiso? Quanti di voi non hanno rivolto almeno una volta a queste cose i propri pensieri? A me è capitato, non si può fare a meno. Ma saremo sempre dei perdenti finchè lo faremo.
Jones non lo ha fatto. De Andrè ce ne parla meglio ancora di Masters nell'introduzione del suo album non al denaro, nè all'amore nè al cielo, già citato nel post precedente:

"Dov'è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo.
Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate
sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

Come sempre, lascerò che vi parli prima Edgar Lee Masters, poi Faber. Poi tocca a voi. Io ho già dato abbastanza, per oggi.

Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River

Fiddler Jones

Il suonatore Jones

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind's in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to "Toor-a-Loor."
How could I till my forty acres
Not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill--only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle--
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.


Fabrizio De Andrè - Il suonatore Jones

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.

Sentivo la mia terra
vibrare di suoni
era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.

domenica, 08 gennaio 2006, ore 23:33

In direzione ostinata e contraria

Per la befana mi sono fatto regalare il cofanetto del grande Fabrizio De Andrè dal titolo "In direzione ostinata e contraria". Quest'opera magna non contiene nulla di nuovo per chi come me ha tutto del grande cantautore genovese (a parte un inedito dedicato a Pasolini), ma può essere un ottimo inizio per chi volesse avvicinarsi a lui. E' infatti cieco chi non considera Faber un poeta, così come io lo ritengo prima ancora di pensarlo come cantante. Di De Andrè io adoro due suoi lavori: il famosissimo"Storia di un impiegato" (il bombarolo per intenderci) e il capolavoro forse meno commerciale "Non al denaro, nè all'amore nè al cielo" (di cui Morgan dei Bluvertigo ha recentemente fatto un insignificante tribute-cd). Scritto nel 1971, quest'ultima opera è in pratica una messa in note dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (che insieme ad Ernest Hemingway e Walt Whitman è l'unico interessante nella scarna e insignificante letteratura americana). Spoon River è un paesino dell'america puritana di fine 800 che ha un cimitero su una collina, i cui defunti, tramite la penna di Masters, parlano liberamente della loro vita senza i vincoli dell'ipocrisia che avevano caratterizzato la loro gretta esistenza. De Andrè prende i caratteri più interessanti dell'Antologia: c'è il medico che voleva curare gratuitamente i malati ma che, morto di fame, è costretto ad inventarsi una truffa per poi finire a "sfogliare i tramonti in prigione"; c'è Trainor il farmacista che non volle mai sposarsi perchè non sapeva che combinazione chimica dovesse avere la sua donna, e che muore in un esperimento sbagliato "proprio come gli idioti che muoion d'amore"; c'è il ragazzino deriso da tutti per la sua condizione fisica, che si riscatta diventando giudice e condannando a morte "chi alla sbarra, in piedi, adesso gli diceva Vostro Onore"; c'è il matto che aveva tante cose da dire ma nessuno lo capiva, e che anche sul suo epitaffio viene deriso dalla gente: "Una morte pietosa lo strappò alla pazzia", dove pietosa non sta per "che porta dolore" ma per "che ha pietà della sua condizione esistenziale"(!!!!). Di tutta l'opera di Masters (e fedelmente anche nel CD di De Andrè) solo due uomini non sono dei falliti come tutti gli altri: Francis Turner (un malato di cuore) e il suonatore Jones (da ricordare che Masters da un nome a tutti i defunti mentre De Andrè li generalizza tutti quanti quasi a macchietta del genere umano, escluso Jones nel quale io ci vedo proprio Fabrizio). Oggi parlerò del malato di cuore Francis Turner, che muore per la troppa emozione quando bacia la sua amata. Anzi, lascerò che il più grande cantautore italiano di tutti i tempi vi parli direttamente come fece a me la prima volta, circa 6 anni fa alle scuole medie. Pubblico prima la poesia dalla quale è tratta la canzone (col fronte italiano tradotto, ovviamente :P) e sotto la canzone. COMMENTANTE A PAZZI!!!

Edgar Lee Masters da Antologia di Spoon River

FRANCIS TURNER


FRANCIS TURNER (traduzione)

I could not run or play
in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink -
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa threes, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary's side -
Kissing her with my soul upon my lips
It suddently took flight.

Io non potevo correre né giocare
quand'ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
l'anima d'improvviso mi fuggì.

Non Al Denaro Non All'amore Nè Al Cielo (1971) > Un Malato Di Cuore > Fabrizio De Andrè

"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volto."

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

"E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro."


 

 

sabato, 07 gennaio 2006, ore 13:57

Disertare
Il prof. Strocchia mi ha fatto conoscere una delle più belle canzoni contro la guerra che esalta uno dei gesti antipatriottici per eccellenza: la diserzione. I disertori per i reazionari sono carne da macello, gente da fucilare in piazza come esempio, ma disertare resta secondo me il più grande gesto di opposizione contro la guerra. Un pacifista che manifesta con la bandiera della pace per le strade è insignificante nei confronti di un militare che diserta, andando incontro a grandissimi conseguenze non solo per sè ma anche per la famiglia. Eppure oggi non credo che esistano più militari in grado di avere il coraggio per disertare; al contrario oggi si arruolano molto volentieri visti gli ingenti guadagni che si ottengono vestendo la divisa dell'esercito (quattro mesi in IRAQ come soldato semplice = 35.000 €).
La canzone in questione è intitolata
Le déserteur ed è di Boris Vian. Il cantautore la scrisse durante la guerra francese in Algeria e fu ovviamente censurata provocandogli non pochi problemi. Tra l'altro Ivano Fossati ne ha fatto una cover in italiano molto bella che userò per tradurvi il testo. Ringrazio Lorenzo Masetti dal quale ho preso entrambi i testi.
Peace.


Le déserteur

Parole di Boris Vian
Musica di Boris Vian e Harold Berg
1954



Monsieur le président

Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et j'irai dire aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir
S'il faut donner son sang
Aller donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer

Il disertore

Versione italiana di Ivano Fossati basata sulla traduzione di Giorgio Calabrese.
Dall'album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)
In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Ma mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

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categoria : pensieri, canzoni