venerdì, 23 maggio 2008, ore 14:52

Gomorra: discesa all'inferno
Berlusconi HillGomorra non è un film. Gomorra è una lenta e angosciante discesa negli inferi.
L'ho visto ieri sera. Avevo già letto il libro che ovviamente non può essere riassunto in un film, neppure della durata di 135 minuti.
Matteo Garrone ha scelto le 6 storie simbolo del libro, e le ha riversate sul grande schermo in un modo che sembra esagerato, fantastico, ma che invece è null'altro che nuda e cruda realtà. Troppo vero per essere vero.
Ha la durata di un kolossal, ma non vedrete un solo effetto speciale. Scordatevi un film di gangster e ville di lusso: questo è un film sulla camorra, quella vera.
La camorra fatta di disgraziati, miserabili, povera gente. Milionari che girano con 20.000 euro nel portafoglio ma che vivono in baracche, senza potersi lavare o fare la barba, senza poter uscire di casa senza prendersi una pallottola in fronte.
E' la camorra dei 16enni che sognano auto di lusso e sparatorie, e che finiscono sepolti sotto la sabbia.
E' la camorra della gente che guarda, tace, convive, difende.
Il film è ambientato in paesaggi che conosciamo bene, ma che da Roma in su sconvolgono. Se non sei di Napoli, Gomorra ti fa credere che stai vedendo un film su una vicenda che riguarda un altro paese, forse un altro continente: non ci credi che quel che vedi succede ogni giorno, nella tua stessa Italia. Geniale la trovata dei sottotitoli (ebbene sì: il film è in napoletano) e della colonna sonora che sembra uscita da una radiolina posta sopra una finestra che affaccia sulla strada: vi sembrerà di stare dentro la scena e non su una comoda poltrona.
Gomorra è una catarsi al contrario: vederlo ti sporca la coscienza, ti apre gli occhi e ti fa uscire dalla sala pieno di paure, ansie, schifo. Speri che tutto quello che hai visto sia, appunto, un film. Ma poi sei di nuovo in strada, e quel prima era in un proiettore, ora lo vedi chiaro e nitido davanti ai tuoi occhi.
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categoria : pensieri, libri, vita, film
mercoledì, 16 aprile 2008, ore 22:11

Terza Repubblica
   Berlusconi Hill
Ci avevo creduto, ma non sono sorpreso.
E' dal 1948 che gli italiani votano conservatore. Hanno sempre votato la DC perchè fondamentalmente gli Italiani sono così: un po' bigotti, tradizionalisti, timorosi di provare qualcosa di nuovo.
    Dire che abbiamo perso le elezioni lascia sempre l'amaro in bocca, ma un Parlamento così semplice non lo avevamo mai visto: tre gruppi parlamentari, programmi condivisi, ampie vedute, governo ombra all'inglese. Esaltante.
    E' anche un Parlamento svuotato della sua storia, un Parlamento che dopo aver perso i liberali e i democristiani ha perso l'ultimo baluardo dell'assemblea costituente: i comunisti e i socialisti.
    L'Italia ha detto basta al passato. A sentirli parlare, sembra quasi che abbiano vinto tutti tranne Bertinotti. E' un'Italia bipolare ma sempre un'Italia di centro. Che novità.
    Sono contento per l'IDV (che ho votato perchè ha presentato le migliori liste di candidati) e ho paura per la Lega: il terzo partito italiano non ha avuto nemmeno la dignità di presentare il proprio simbolo da Firenze in giù. Il mezzogiorno è al capolinea.
    Già parlano di Terza Repubblica. Siamo bravi a montarci la testa prima ancora di vederli al lavoro (non prima di un mese).
    Il successo di Berlusconi, per la terza volta al Governo, un successo ottenuto senza aver speso nemmeno tante energie in campagna elettorale, mi ha fatto capire che gli italiani sono poco inclini agli intellettualismi. Fondamentalmente gli italiani sono stupidi e non vogliono stare ad ascoltare uno più intelligente di loro come Veltroni. Se ne fottono se il candidato Premier ha un conflitto d'interesse grande quanto una villa ad Arcore (tra l'altro non sanno nemmeno cosa sia un conflitto d'interesse) e che sia più un pagliaccio che un presidente del Consiglio: l'importante è che li fa fessi e contenti e gli fa trovare il piatto caldo a tavola.
    Il problema della sinistra italiana è che è una sinistra critica. Molti di noi hanno votato Veltroni criticando fortemente il suo programma. A destra non funziona così. A destra votano come se andassero a seguire la loro squadra del cuore durante un derby di campionato (e si portano pure le sciarpe e cantano i cori). A destra sono ultras e non criticano la loro squadra ma la appoggiano senza se e senza ma.
    Rassegniamoci. Finchè non diventiamo stupidi anche noi ne passeranno di Berlusconi sotto i ponti...
venerdì, 28 marzo 2008, ore 14:50

Evviva il comunismo e la libertà

Il campioneBei tempi quelli della guerra fredda. Il mondo diviso in due blocchi, USA o URSS. Entrambi abbastanza forti da far saltare l'altro semplicemente premendo un pulsante rosso con la scritta "nucleare". Abbastanza forti da potersi permettere reciprocamente di boicottare le olimpiadi dell'altro senza scatenare una terza guerra mondiale.

Oggi l'URSS non esiste più e gli USA non sono più quelli di una volta...e le olimpiadi si fanno a Pechino.

L'Italia è un bel paese, a parole. La nostra classe politica attualmente dominante ha combattuto il comunismo (PDL) o l'ha rinnegato (PD), ma entrambi sanno bene che con i comunisti si fanno ottimi affari, specialmente quando non fumano il sigaro su delle spiagge assolate ma quando sono un po' più bassini, un po' gialli e con gli occhi a mandorla.

L'Italia è la miglior partner commerciale europea della Cina. Le nostre relazioni internazionali con i Cinesi sono molto più forti di quelle con gli stessi paesi dell'UE. Diciamo pure che ci vogliamo bene con sti cinesi, che poi son dei comunisti strani e di comunismo hanno solo la dittatura ma non il sistema economico che è invece aperto e interessato al libero mercato. Dei furboni, insomma.

E chiamarlo libero mercato cinese è una parola. I Cinesi non puoi batterli, perchè loro da veri comunisti non hanno tutte quelle scocciature dei sindacalisti che vanno in giro a rompere i maroni a chi sfrutta i lavoratori. Loro possono farti lavorare 20 ore al giorno pagandoti il minimo che ti serve per sopravvivere, e sono anche in grado di farti credere che sei fortunato. E facendo guadagnare milioni a chi (come noi) importa i prodotti dalle loro fabbriche pagando quasi più il trasporto su nave che il valore di tutti i container...

A Pechino quest'anno passerà lo spirito olimpico, quello stesso spirito che fermava le guerre nell'antichità e rendeva improvvisamente i riottosi ellenici dei "Greci": la sfida era solo nello stadio e non con armi in mano. Uno spirito che andrà a sostare in un paese dove puoi essere condannato a morte per furto, dove ti oscurano anche i motori di ricerca, dove il dissenso è reato e dove massacrare i monaci buddisti è uno sport nazionale.

Perchè dobbiamo andare a queste olimpiadi? Qualcuno vuole farci credere che lo sport c'entra poco con la politica. Stronzate. Con l'America in recessione, senza Cina noi non andiamo da nessuna parte. Senza Cina forse vivremo eticamente meglio ma con un economia in ginocchio.

Lo sport c'entra eccome con la politica, signori miei. Io non voglio che la fiamma olimpica si sporchi di sangue.

giovedì, 20 marzo 2008, ore 14:20

Nessuno tocchi l'ebreo

Il campioneL'ultimo scandalo antisemita ha coinvolto il noto autore di vignette satiriche Vauro, il vignettista comunista del Manifesto spesso presente alla trasmissione Annozero di Michele Santoro.

L'immagine imputata raffigura Fiamma Nirenstein, ebrea candidata per il PDL, ironizzata come Fiamma Frankenstein da Vauro. In particolare, Vauro ha ironizzato sul fatto che un ebrea filo-israeliana come la Nirenstein possa stare in un partito che abbia schierato tra i suoi adepti il fascistissimo Ciarrapico, che da sempre ha osteggiato il gesto di Fine della riconciliazione con Israele e che solo in quanto obbligato ha ritrattato il suo giudizio positivo sul periodo fascista. Una vignetta divertente e pungente, sicuramente non antisemita nonostante il fatto che la stella giudaica sia accostata al simbolo del fascio e del PDL: rispecchia in modo piuttosto crudo (e vero) le caratteristiche ideologiche dei candidati del Popolo della Libertà.

Mi sembra che da un po' di tempo (diciamo da Schindler's list) gli ebrei siano diventati dei santoni intoccabili. Potete insultare un negro, un frocio, un terrone, un fricchettone o una donna senza che nessuno dica nulla (a meno che non sei della Lega Nord: in tal caso prendi anche applausi e voti) mentre non puoi neppure leggermente ironizzare contro un ebreo che subito vieni affiliato alle SS, al Nazismo, al razzismo, al terrorismo islamico e al satanismo (anche se ti chiami Vauro...)

Diciamocelo francamente: non possiamo portarci sulla coscienza gli errori che i nostri avi hanno fatto più di 60 anni fa. L'olocausto degli ebrei è stato per eccellenza il crimine contro l'umanità più eclatante degli ultimi 300 anni e tutti abbiamo riflettuto abbastanza sulla cosa, ne abbiamo imparato gli errori e con orrore abbiamo visto quei documentari.

Ma la storia ha continuato a fare il suo corso e i decenni si sono ormai susseguiti. Israele oggi non è certo uno stinco di santo (altrettanto dicasi per i palestinesi) e una critica ad Israele, se sensata, è assolutamente inopinabile e non può essere bollata di antisemitismo! Sembra quasi che in quanto perseguitati durante la seconda guerra mondiale essi agiscano sempre in modo giusto e per tanto nessuno possa opporsi al loro pensiero, pena la scomunica da parte delle varie leghe a tutela del "popolo di Dio".

Il ragionamento non fila, altrimenti dovremmo chiudere i commerci con gli austriaci che ci hanno dominato per secoli, dovremmo schifare gli spagnoli per aver sterminato gli incas, dovremmo obbedire agli americani perchè ci hanno salvato il culo nel '43, dovremo smettere di insultare i francesci perchè Cesare ha conquistato la Gallia...

Insomma, mi sta un po' sui coglioni essere definito nazista semplicemente perchè esprimo una critica ad un comportamento di un ebreo (o di una politica israeliana) mentre l'antisemitismo riguarda semplicemente l'odio ingiustificato e razzista verso un intero popolo.

P.s.

Solidarietà a Vauro, hai sopportato di peggio.

giovedì, 06 marzo 2008, ore 16:02

Contra Ferraram, quinto giorno

Il campione
8. Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.
Una politica a favore della maternità, seppure non nelle priorità del nostro paese, può essere sempre vista di buon occhio. Ma la maternità è anche collegata ad una sicurezza economica: i figli si fanno quando si hanno certezze economiche per mantenerli.
Diciamo che nel complesso questo ottavo punto è esente da critiche, ed è l'unico salvabile dell'intera lista.


  • 9 . Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

  • 10. Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

  • 11. Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.


 In questi ultimi tre punti della lista pro-life, Giuliano Ferrara smette di dire castronerie. L'aggressività dei primi punti della sua lista è infatti mitigata da questi ultimi punti in cui il progetto politico diventa invece un piano dibattimentale. Giuliano Ferrara, in questi punti, non fa altro che spingere parte dei fondi pubblici alla causa anti-abortista, e in tal senso il dibattito non diviene più politico, ma etico.
    In Italia si fa poca ricerca. Il ricercatore italiano sogna l'america perchè sa che in questo paese la scienza è vista sempre con sospetto e sufficienza. Un freno alla ricerca Italiana è proprio il Vaticano, con i suoi veti a qualsiasi sperimentazione su cellule staminali, tecniche abortive etc. un fenomeno singolare, visto che questo "altolà" teo-dem sembra avere effetti solo verso i cattolici dello stivale, mentre il mondo e la scienza continuano per la loro strada. Concordo con Ferrara: questo paese ha bisogno di veder triplicati i fondi per la ricerca; il problema sussiste invece nel quale progetto di ricerca scientifica finanziare e quale invece lasciare nell'ombra (con conseguente fuga di cervelli).
    Apprezzo invece il decimo punto. Ormai il nostro concetto estetico massificato e pubblicizzato dai media internazionali ci ha reso intolleranti alla diversità fisica. La perfezione non è di questo mondo e sicuramente oggi siamo molto più intolleranti nei confronti di chi non ha le nostre stesse potenzialità.
Ci sono handicap ed handicap. E' assurdo a mio avviso dare la possibilità di vivere a chi poi non vivrà. Considero cinico l'accanirsi a dare possibilità di una vita a soggetti con gravissimi deficit mentali che vivranno magari anche 60 anni sdraiati su un lettino e intubati in quanto non sufficienti autonomamente nè a digerire nè a respirare: paradossalmente, sarebbe più "cristiano" e naturale lasciare che il neonato in quelle condizioni muoia: l'accanimento terapeutico, le macchine respiratorie non sono di questo mondo, nè rispecchiano la volontà di un ipotetico Dio, nè arricchiscono il diritto alla vita. Se mai, lo offendono.
    Ben diverso è invece l'atteggiamento di intolleranza nei confronti di chi non è affetto da gravi handicap fisici o mentali. Purtroppo questo mondo da davvero poche possibilità a chi è diverso, ma non possiamo arrivare a togliere il diritto di vita a chi non è totalmente perfetto.
Andrea Bocelli è cieco dalla nascita, ma il mondo avrebbe perso moltissimo se non gli avremmo dato oggi la possibilità di cantare. E cosa dire di Stephen Hawkins? La sua malattia genetica, seppur manifestatasi a 20 anni, non ha impedito di creare un genio della fisica.
    La lista dei nomi di diversamente abili che hanno fatto la storia è molto lunga e non possiamo trascurarla. Un mondo che mette da parte il diverso è forse un mondo perfetto fuori, ma marcio dentro.
E su questo Giuliano Ferrara non può essere attaccato.
martedì, 04 marzo 2008, ore 16:46

Contra Ferraram, Quarto giorno

Il campione     6. Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.    

    Ferrara non l'ha letta la legge 40, o secondo me l'ha letta male, filtrata da oscuri messaggi di Radio Maria.

La legge 40 è una legge che tutela la maternità consapevole, una legge nata in pieno periodo democristiano e figuriamoci se può essere letta come una legge pannelliana!
    E' una legge che ha funzionato e i dati lo dimostrano. Gli aborti clandestini fatti da vecchie mammane sui tavoli delle cucine sono praticamente inesistenti, e il ricorso all'aborto è in considerevole declino. Cambiereste mai una legge sulla sicurezza stradale che riducesse del 50% gli incidenti stradali? Personalmente, il buon senso ce lo abbiamo tutti.
    Forse Ferrara è preoccupato da una deviazione eugenetica che può farsi strada su un'interpretazione distorta della legge 40. Al di là della correttezza delle pratiche eugenetiche (sicuramente vietatissime dalla legge 40), basterebbe semplicemente includere criteri interpretativi più restrittivi senza dover modificare la legge (cosa, a mio parere, oggettivamente inutile)

  • 7. Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.
Ancora demagogia...Procediamo con calma.
    L'aborto, nella maggior parte dei casi, si esegue a causa di una incompatibilità con la vita del neonato, non per pura cattiveria di madri disattente. Un bambino del genere non sarebbe nemmeno adottabile in quanto morirebbe o soffrirebbe inutilmente.
    Negli altri casi, la donna può scegliere come alternativa all'aborto il cosiddetto "parto da madre ignota". Lei non riconosce il bambino nel momento della nascita, nè la sua presenza viene registrata in alcun registro. Tuttavia il bambino si salva e viene curato dai medici, finchè poi non scatta la procedura di adottabilità, che quindi GIA' ESISTE. Ferrara confonde le leggi e dimentica che la legge sulle adozioni è tutta un'altra cosa rispetto alla legge sull'aborto, e le garanzie che questa fa sono egalitarie per tutti i bambini orfani, abbandonati o in stato d'adottabilità. Si creerebbe un privilegio ingiusto nel sistema adottivo, in particolare i bambini salvati da un aborto sarebbero più facilmente adottabili di un bambino che ha perso madre e padre in un incidente stradale. E' INACCETTABILE.
    Tra l'altro, spesso l'istinto materno ha dimostrato che per una donna è più facile sapere che il figlio non voluto sia morto piuttosto che vivo ma cresciuto da un'altra famiglia. Penso che la libertà di scelta sia sempre il valore che la nostra cultura occidentale deve portare avanti, e nessun legislatore può imporre ad una donna una scelta così difficile.
Incentivare sì, obbligare mai.
lunedì, 03 marzo 2008, ore 10:08

Contra Ferraram, giorno terzo

Ruini su marte
  •  3. Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

    Non vorrei sprecare troppo parole su questa terza assurdità di Ferrara. Dico solo che per "deontologia" si intende "come le cose devono essere" e che questa debba essere stabilita da chi pratica il mestiere e da chi conosce tutte le sfaccettature della questione che si sta trattando.
    I Codici Deontologici devono restare una priorità di esclusiva competenza degli ordini professionali, e nè il Parlamento nè i Governi possono interferire con essi non avendone le conoscenze e le competenze tecniche per risolvere una questione che inevitabilmente assumerebbe un valore più politico che non scientifico.

I Punti 4 e 5 possiamo analizzarli come uno stesso punto:

  • 4. Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

  • 5. Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”
    Al di là di qualsiasi concezione etica che è alla base di un riconoscimento dei diritti del concepito vi è in realtà una più cinica e fredda (ma ragionevole) questione giuridica alla sua base.
Dai tempi dei Romani, il cui diritto è alla base della disciplina privatistica europea - continentale, il soggetto è giuridico, cioè titolare di diritti e doveri, solo dal momento della nascita. Ma non basta nascere: bisogna nascere vivi.
    E' sufficiente che il nascituro emetta anche un solo vagito prima di spirare per farlo diventare un pieno soggetto giuridico; in caso contrario, per il diritto quel neonato non è mai venuto al mondo.
    Il che non è una questione da poco. Un tipico problema è quello ereditario: se ipoteticamente un generoso nonno avesse intestato la propria casa in campagna al nipotino che cresce nella pancia della madre, ebbene questo fortunato nipotino per diventarne titolare dovrebbe nascere vivo. In caso contrario (aborto spontaneo, morte alla nascita) quella bella casa in campagna non potrà mai entrare nel patrimonio di quel bambino, e sarebbe potuta passare magari ad un figlio, ad un fratello in caso di assenza di eredi etc. e paradossalmente un semplice vagito prima della morte avrebbe trasformato quel nipotino in un legittimo titolare, ed anche in tal caso le differenze ci sono e sono rilevanti: quella casa del nonno non andrà agli eredi del nonno ma agli eredi del nipote!
    Ed è ovvio che questo schema ereditario che è uguale da almeno 3000 anni verrebbe sconvolto dal riconoscimento dell'uguaglianza giuridica al cittadino anche senza che questo sia nato! E le problematiche civilistiche non sarebbero solo relative alle questioni ereditarie, ma sono piuttosto complesse e tecniche ed è meglio non confondere ulteriormente le idee.
    Ci sono proposte che in fondo il buon senso ci spinge ad accettare. Potremo dire: "Perchè no, anche il nascituro ha diritto alla vita dal momento in cui è concepito. Cosa cambia, in fondo?".
    Eticamente forse cambia poco, anche se in meglio. Umanamente, nessuno può dirsi contrario alla vita, e anche il più disamorato è spinto in avanti dall'istinto di sopravvivenza insito nella nostra natura. Tuttavia, tale eguaglianza è giuridicamente inaccettabile, perchè rivoluzionerebbe il sistema civilistico.
I diritti non sono degli attributi vacui, non sono parole vuote di senso. I diritti ci danno il potere di difendere un nostro interesse riconosciuto e valido, di godere di tale interesse e di difenderlo qualora qualcuno voglia impedirci di realizzarlo. E tutto questo può essere riconosciuto solo ad un soggetto vivo, non potenzialmente vivo. L'unico diritto che possiamo riconoscere al concepito non è quello di nascere, ma al massimo di nascere sano, e che vengano prestate alla madre tutte le cure necessarie affinchè il parto vada a buon fine.
    Il diritto di nascere, invece, non te lo dà la legge ma la Vita, e nessun giudice è abbastanza forte da opporsi alla sua forza.
giovedì, 28 febbraio 2008, ore 16:30

Contra Ferraram, giorno secondo.

Il campione    Il secondo punto pro-life di Giuliano Ferrara entra nel pieno della questione:

2. Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

    Questo punto ferrariano è uno di quei classici attacchi alla scienza che la Chiesa e i suoi fedelissimi portano avanti da almeno 1300 anni.
L'aborto, nei limiti previsti dalla legge 194, è legale e tollerato ormai ob torto collo anche dal Vaticano. A noi interessa il fine, non il mezzo. La pillola abortiva Ru486 non è altro che un mezzo per raggiungere un fine lecito, fine che è pienamente legittimato e non affatto in contrasto con lo spirito della 194.
    Abortire non è togliersi un dente cariato. L'operazione di interruzione di gravidanza è infatti piuttosto violenta, invasiva. Il metodo più usato è quello "karman", descritto così da una donna che l'ha subito:

"Hanno inserito uno speculum, per vedere l'ingresso dell'utero, che si trova un po' in fondo, hanno allargato l'ingresso dell'utero, che normalmente è grande pochi millimetri, o anche meno, con una serie di bastoncini (dilatatori di Hegar) di misura sempre più grande, fino a quasi un centimetro. Poi sono entrati con una cannuccia vuota grande come l'ultimo bastoncino (cannula di Karman) e collegandolo a un apparecchio che fa il vuoto, hanno aspirato il contenuto dell'utero. Con cannule più piccole hanno controllato che non ci fossero residui e, (a volte si fa, non so se questo è il tuo caso) alla fine sono entrati con un cucchiaino di metallo di pochi millimetri con il quale sono passati, senza vedere, ma sentendo il rumore, sulle pareti dell'utero per accertarsi che fosse ben pulito."

Non una passeggiata, insomma. La pillola Ru486 raggiunge il medesimo risultato di questo intervento, ma senza operazione chirurgica, senza dolore.
    Chi contrasta la Ru486 si nasconde dietro false ipocrisie. Si teme infatti l'aborto clandestino, ma ciò non è assolutamente vero, o meglio evitabile con una normale proceduralizzazione, imposta per via legislativa, della somministrazione di Ru486.
    Io non sono certo un medico né un esperto del settore, ma sicuramente una pillola del genere non verrebbe venduta al supermercato ma solo previa certificazione medica, così come avviene per la maggior parte dei farmaci. Si potrebbe imporre magari una procedura più garantista per la quale non basterebbe una semplice certificazione del medico di famiglia, bensì una autorizzazione da parte di apposite commissioni costituite presso gli enti ospedalieri, o semplicemente inserire un numero di cause tassative per le quali è legittimo rilasciare tali pillolle abortive, con sanzione penale in caso di infrazione. O potremo semplicemente estendere la stessa procedura (già garantista) prevista nel caso in cui si voglia procedere ad un'interruzione di gravidanza tramite metodo chirurgico.

     La cosa che preoccupa è l'accanimento contro tale pillola da parte di questi invasati del terzo millennio, o meglio le reali intenzioni per le quali essa è osteggiata: il dolore.
La paura dell'intervento e del dolore è infatti un grande deterrente all'aborto. Molta gente infatti desiste dall'intento abortivo semplicemente quando viene a conoscenza delle modalità in cui questo si svolgerà. E sono anche convinto che questi nuovi crociati ci godano anche un po' a veder soffrire chi ha fatto una scelta del genere...Il cinismo della Chiesa su queste questioni è risaputo: negare i funerali a Piergiorgio Welby è stata la più grande carognata dai tempi del collaborazionismo coi Nazisti.
    Ma d'altronde siamo abituati. La Chiesa non cambia da millenni. In piena età vittoriana il ginecologo inglese James Young Simpson per la prima volta applicò l'anestesia al parto delle donne, onde sollevarle dal dolore. I puritani e i tradizionalisti della destra Whig si accanirono contro di lui citando i passi della Bibbia in cui Dio annuncia ad Eva che avrebbe partorito con dolore, e Young fu quasi sull'orlo del suicidio finchè...Finchè la regina Vittoria non chiese al ginecologo di provare su ella stessa tale anestesia. La regina madre giustificò l'operato citando sempre la Bibbia: "Prima di togliere la costola ad Adamo, Dio lo fece cadere in un sonno profondo".
    Così siamo a posto, dottore.
martedì, 26 febbraio 2008, ore 14:30

Contra ferraram, giorno primo
Il campione    Come promesso parte oggi la campagna "Contra Ferraram", con l'obiettivo di criticare e distruggere il programma "pro-life" che Giuliano Ferrara, col beneplacito della CEI, vorrebbe imporre al nostro paese in un momento di sua debolezza, in un momento in cui la crisi salariale è la priorità e in cui discussioni su temi così delicati potrebbero essere prese in modo superficiale, sull'onda di emotive e demagogiche prese di posizione. E' in questi momenti che la nostra coscienza civile ribolle e ci muove a difendere le conquiste dei nostri predecessori, affinchè le loro lotte non vengano cancellate dal maniaco di turno. Nel nostro piccolo, ci proviamo.

    Il primo punto del programma PRO LIFE di Ferrara è il seguente:

1. Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

    Aprire un programma pro life in questo modo lancia sicuramente un messaggio di pietà, un messaggio che smuove le nostre coscienze. Ti aspetti di leggere un programma politico ed invece ti ritrovi un messaggio del genere. Subito ti salta in mente l'immagine di un bambino morto, o magari di un feto, abbandonato in un cassonetto dei rifiuti, in una strada di campagna. Il tuo primo istinto è di dire: ha ragione, è una vergogna che accadano queste cose. Bravo Ferrara.
    Ma questa è un'analisi critica e non istintiva. Basta pensarci su più a freddo per dire: ma che cazzata di proposta politica è mai questa!

Ora, partiamo dal presupposto che il culto dei morti nel nostro paese è sicuramente molto radicato nella nostra mentalità, una tradizione che trova radici più nella cultura romana che non in quella cristiana. Un bel funerale, insomma, nel nostro paese non lo si nega a nessuno, e non è un male questo.
Non mi sembra che nel nostro paese ci sia quindi questa emergenza legislativa tale da dover obbligare i genitori a seppellire i loro figli abortiti...Ferrara sembra parlare di un tema così delicato come se ne avesse letto la storia su TOPOLINO! Cristo Santo, c'è gente che quando abortisce rimane traumatizzata anche per anni al punto da non provarci nemmeno a ritentare una maternità, non è che quando si va ad abortire si va al cinema!
    Tra l'altro, è ormai una radicata prassi sociale che anche i bimbi abortiti vengano sepolti in terra consacrata. Chiunque ha avuto conoscenti che purtroppo abbian vissuto la tragedia dell'aborto sa che è così, proprio in virtù di quel culto dei morti così forte nella nostra mentalità. Un culto che tra l'altro trova già la sua tutela legislativa: il principio della sacralità dei defunti, del resto, è rinvenibile anche nel codice penale, dove al capo II del titolo IV sono previsti e puniti "i delitti contro la pietà dei defunti".
      Senza contare che secondo Ferrara questi funerali ai bimbi abortiti dovrebbero essere a carico dello Stato: una manna per le pompe funebri, praticamente! Sinceramente, in un momento in cui si cerca di inculcare la giusta ricetta economica di uno stato che risparmi sugli sprechi e che si occupi solo dei servizi pubblici essenziali, questa dei funerali pagati dallo Stato la si poteva risparmiare...
    Insomma, Ferrara non comincia proprio bene questo programma pro-life. Il suo primo punto è infatti una semplice demagogia volta a smuovere le coscienze e ad approcciare la lettura dei suoi altri 11 punti con un velo di tristezza sul volto.
Voto 10 per il tentativo di marketing e 0 per i contenuti.
    A domani per il secondo giorno.



giovedì, 07 febbraio 2008, ore 12:25

I Have A Dream

Il campione    Sono stato in religioso silenzio durante queste consultazioni. Non avevo voglia di esprimermi, in fondo sapevo già che il compito di Marini era fallimentare: Berlusconi è una volpe, sa che prima si va al voto, prima potrà sfruttare l'effetto incazzatura dell'elettorato medio-basso non schierato che vota d'istinto e non per presa posizione ideologica (per quanto ancora esistano valori ideologici in cui credere). Si andrà quindi alle elezioni. Minchia, sarà la seconda volta che voto alle politiche e sono già demoralizzato.
    Io ho un sogno: 50% di schede bianche. Non starò certo a casa il giorno delle elezioni, non voglio entrare nel numero statistico di quelli che se ne sono fregati. Voglio entrare con 15milioni di italiani nell'elenco di quelli che la mattina di buon ora si sono alzati presto, si sono recati presso la loro sede elettorale e con grande soddisfazione e sornione sorriso sulle labbra abbiano imbucato la propria scheda direttamente nello scatolone...Giusto il tempo di girare dietro all'urna e via, scheda in buca...
    Una scheda bianca per dire che crediamo ancora in una politica, ma non in questa. Che crediamo in un Italia che sia europea e non africana, un Italia dove nei concorsi pubblici prevalga la meritocrazia e non il clientelismo, un Italia che getta la spazzatura nei cassonetti e non i cassonetti nella spazzatura, un Italia che affronti i problemi e non li rimandi di decenni, un Italia giovane di giovani e non l'Italia dei senatori bigotti e che non sanno nemmeno aprire un email!! Una scheda bianca per dire che noi ci crediamo ancora, ma che non crediamo più a questi pagliacci. Si facciano gentilmente da parte, grazie: noi abbiamo sopportato abbastanza.

    Credete sia fattibile? Penso che invece votare scheda bianca, per quanto possa stuzzicarmi tremendamente, significa anche dare la vittoria a Berlusconi e tutta la ciurma delle libertà.
Tremenda scelta ci aspetta: sembra che noi italiani siamo sempre condannati a votare il male minore e mai il bene maggiore...